Lutto
Morto e vegliato 5 giorni Autopsia: niente violenze
Spostata indietro la data del decesso e si aggrava il contesto di forte disagio Comune e servizi sociali si interrogano su vigilanza e interventi da applicare
PIOMBINO. Morto per cause naturali nel suo letto. E qui la moglie lo ha vegliato non per due, ma per cinque giorni.
Assume toni sempre più drammatici la fine della vita di Gianni Volterrani, nella sua casa di via Indipendenza. In centro città, ma fuori da un controllo capillare. L'uomo di 47 anni trovato cadavere nel suo letto dalla moglie, 36 anni (che poi ha tentato di uccidersi) è rimasto così a lungo. L’amore, il dolore, la negazione dell’abbandono.
L’autopsia, effettuata dal dottor Luigi Papi a Livorno, ha confermato che sul corpo non ci sono segni di violenza di alcun genere. Il medico legale ha tentato di datare il momento del decesso, anche se la precisione assoluta non è facile in questi casi. Pare che la morte sia accaduta prima di quanto sembrava all’inizio quando era stata fissata a venerdì 12, due giorni prima del ritrovamento. Ipotesi concreta potrebbe essere martedì 9, quindi ben cinque giorni prima. L’uomo, del resto, soffriva di diverse patologie ed era molto pesante (oltre 150 chili). Con grande probabilità il malore lo ha colto a letto e lo ha ucciso. Dunque la moglie, un’ucraina di 36 anni, appena se n’è accorta si è chiusa in camera e lo ha vegliato tentando poi di uccidersi tagliandosi le vene ai polsi. A dare l’allarme la figlia, domenica in tarda serata che ha chiamato la zia. Carabinieri, medici e operatori sanitari hanno fatto in modo che la situazione non precipitasse.
Tutto in centro città, come detto, ma in un contesto di forte disagio familiare. Che ha dato e dà molto da pensare.
«Il disagio sociale esiste – commenta l’assessore al sociale di Piombino Margherita Di Giorgi – la grave crisi economica ha contraccolpi negative anche nelle relazioni fino ad arrivare a situazioni drammatiche come quelle della famiglia di via Indipendenza. Caso gravissimo che non è lo specchio della realtà però un segnale, un campanello d’allarme che ci deve far riflettere: a Piombino come in qualunque realtà cittadina. Sono addolorata per l’accaduto: non cerco giustificazioni, ma analizzo l’evento perché è sempre più necessario vigilare, fare attenzione. Ogni settimana – aggiunge Di Giorgi – ascolto le necessità di decine di persone che, vessate da problemi economici, non possono curarsi, pagare l’affitto o la retta del nido; manca il lavoro. Per questo sul bilancio abbiamo cercato di limitare il più possibile interventi pesanti su chi sta attraversando difficoltà».
Dramma che ha travolto una famiglia seguita già dai servizi sociali Asl 6. «Ogni situazione va analizzata per la sua specificità – spiega Donatella Pagliacci, dirigente medico attività sanitarie di comunità , coordinatore sanitario zona Val di Cornia – Ogni nucleo familiare vive i suoi problemi. Questo, nello specifico, era seguito dai servizi. Visto quanto accaduto? – afferma Pagliacci – Necessario chiederci sia nell’azione diretta che sul fronte tecnico se questa presa in carico poteva essere diversa da quella che è stata. Bisogna davvero interrogarsi sull’efficacia di quello che facciamo quando, come in questo caso, i servizi sono intervenuti in modo costante».
Dunque la famiglia Volterrani era già seguita dai servizi sociali di zona e ora sono proprio gli operatori a interrogarsi sulla validità di quanto fatto.
«Così come – sottolinea Donatella Pagliacci – quando si verificano vicende particolari di cui non siamo informati, la domanda è, ovviamente, perché i cittadini non si rivolgono al servizio Asl 6 rivolto a loro».
«Nel caso specifico – prosegue il dottore – conoscevamo già il nucleo familiare. Adesso? Oltre a continuare la presa in carico, l’obiettivo è modificare il sostegno in base a quello che è accaduto, per sostenere la signora, ma anche la figlia. Da capire – puntualizza – se la nostra presenza come servizio poteva essere diversa e più efficace... anche se di rischio zero non possiamo mai parlare. I servizi sociali non sono magici e risolvono, ma ogni evento luttuoso di questo tipo ci interroga se abbiamo fatto abbastanza e ci spinge a fare di più».
La crisi ha il suo peso, in negativo. «Dai dati delle famiglie – conclude Donatella Pagliacci – il numero medio parla di poco più due componenti; dunque nuclei sempre più fragili sia che siano anziani o persone con disagio. Meno risorse interne su cui poter contare e con reti sociali sempre più disperse».
@ceciliacecchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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