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Voragini di Rio, Casagli scrive alla Procura

Voragini di Rio, Casagli scrive alla Procura

Il geologo minaccia la rimozione del radar: «Situazione grottesca, dottorandi ancora senza compensi»

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RIO MARINA. «Senza i dovuti compensi che non arrivano da oltre un anno, il team non può continuare col solo volontariato per monitorare la zona a rischio sinkhole. Lancio un ennesimo ultimatum per avere un contratto regolare e relazionerò sulla situazione alla regione e alla Procura della Repubblica». Nicola Casagli, geologo che gestisce con l'università fiorentina, da mesi, il monitoraggio di località il Piano sceglie la linea dura, oltre a confermare i nuovi movimenti del suolo registrati dal radar. «Sì, ci sono piccole anomalie nel grafico dei nostri macchinari posti all'isola, che segnalano in anticipo minacce di sinkhole, ci sono dei cedimenti. Purtroppo persistono da diversi giorni e destano preoccupazione. Deve essere mantenuta la massima attenzione. Ma la mia squadra non potrà proseguire a lungo senza compensi. E' una situazione tragicomica».

Infatti, riferisce lo studioso, a giugno 2014 è scaduto il contratto che non è stato mai stipulato con la Provincia. La Regione aveva stanziato i fondi necessari per coprire tutto il periodo giugno 2014 - giugno 2015, però l'ente provinciale non ha mai risposto alle sollecitazioni dell'Unifi. «Noi - ribadisce ancora Casagli -non sappiamo più cosa fare. Per un anno abbiamo garantito il monitoraggio continuo, giorno e notte, festivi inclusi, chiedendo sacrifici ai nostri dottorandi e assegnisti di ricerca, su base rigorosamente volontaria. Tre di loro sono poi emigrati all'estero: cervelli in fuga da un Paese ormai affetto da schizofrenia burocratica e irresponsabilità. Faccio un ultimo appello alle istituzioni, in particolare alla Provincia, perché non si può chiedere a un professore universitario e ai suoi collaboratori precari, con borse di studio da 1000 euro al mese, di farsi carico di un problema enorme, come la sicurezza dell'area del Piano, dove alcuni soggetti continuano a ignorare il problema. Se la situazione non si risolverà presto, toglieremo tutti i nostri strumenti e torneremo a fare il nostro normale lavoro nell'Università. E non si venga poi a dire che le Università sono chiuse rispetto al mondo esterno. Scriverò una relazione sull'intera vicenda per la Regione, che ci ha sempre ascoltato e si è concretamente impegnata per risolvere. Sarà mia cura trasmettere la relazione anche alla Procura della Repubblica per le opportune valutazioni. La sicurezza dei cittadini non rientra nelle missioni istituzionali delle Università. Qualcun altro ne dovrà rispondere e bisogna dire che i due Comuni riesi si sono impegnati al massimo per risolvere il problema. Ma nemmeno questo è bastato». Ieri mattina, intanto, è stata effettuata una prima misurazione per valutare il movimento sismico di fondo, al Piano tra Rio nell'Elba e Rio Marina. Presente sul posto anche il sindaco di Rio nell'Elba, Claudio De Santi, con il team dell’Università di Firenze.

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