Sicurezza
Punti blu, la svolta del subingresso
Sentenza del Tar: i titolari possono vendere le concessioni. Un vero giro d’affari alle spalle dei Comuni
PORTOFERRAIO. Il subingresso è consentito non solo per le concessioni balneari standard, ma anche per i punti blu. O, più semplicemente, per le spiagge attrezzate, spuntate come funghi in questi ultimi anni sull’isola d’Elba. Si riassume in queste poche righe il senso della sentenza del Tar toscano, che si è espresso su un contenzioso riguardante una spiaggia attrezzata di Portoferraio. E, di fatto, ha posto le basi per una sorta di rivoluzione delle spiagge - almeno di quelle attrezzate dell’isola - e per un trasferimento di valore dal pubblico ai privati, titolari delle stesse concessioni. Il rischio, reso tangibile dal pronunciamento del Tar, è quello di una svendita mascherata di tratti di arenili pubblici.
Chi fino al 26 maggio (data della sentenza del Tar) era esclusivamente un fornitore di un servizio pubblico (il punto blu), diventa a tutti gli effetti il titolare di un’attività balneare, all stregua dei proprietari degli stabilimenti. E, in caso di un’offerta economica, può decidere di cedere il punto blu. Il subingresso può fruttare cifre cospicue ai titolari dei punti blu, a scadenza nel 2015 e in odore di proroga almeno fino al 2020: i punti blu, per i quali si pagano dei canoni infinitamente inferiori agli stabilimenti balneari, sono infatti dislocati in spiagge di notevole valore come la Biodola, Padulella, Ghiaie e altre località frequentatissime.
Il giochino del subingresso, insomma, rischia di diventare un vero affare per i titolari, anche se riguarda un bene pubblico a tutti gli effetti.
L’origine. Il peccato originale risale al 2006. Quando il Comune di Portoferraio decide di attrezzare diversi tratti di spiagge pubbliche, in tutto una decina. Il motivo? Garantire un servizio di sicurezza balneare con postazione di bagnino e di pulizia dell’arenile. Ma, dato che non può essere il Comune a ingaggiare direttamente il bagnino, ecco la necessità di affidarsi a qualcun altro.
L’amministrazione non si rivolge però a una sua società partecipata, bensì decide di affidarsi a un privato. C’è da rendere, però, il servizio sostenibile dal punto di vista economico. Al servizio di sorveglianza si aggiunge così la distribuzione di ombrelloni e lettini: ecco il primo peccato.
Il Comune, tuttavia, non percorre la strada intrapresa in altre realtà della concessione a se stesso e alla subconcessione ai privati, ma predispone dei bandi simili in tutto e per tutto a delle concessioni balneari (ecco il secondo peccato). Così un servizio pubblico in un tratto di spiaggia pubblica passa ufficialmente in mano ai privati. E dalle mani dei privati, aggiudicatari di un bando pubblicato anni fa, difficilmente si staccherà. Il pronunciamento del Tar ha infatti accettato il ricorso contro il Comune di Portoferraio, che ha cercato di resistere alla richiesta di subingresso formulata da un privato. Un precedente, tanto basta per aprire un varco. I punti blu fanno sempre più gola.
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