Sicurezza
Da operaio ad alpino, a morire per l’Italia
Francesco Allori racconta la storia dello zio Mario, mai tornato dalla Prima guerra mondiale
PIOMBINO. Vicende inedite arricchiscono il centenario della Prima guerra mondiale 1915-1918. Scoprire cos’è successo allo zio mai conosciuto Mario, ha portato Francesco Allori a riordinare gli appunti del soldato alpino nel Battaglione Monte Stelvio e Monte Saccarello a lui tanto caro; Mario scrive spesso con affetto della sorella Marisina, mamma di Francesco, oggi ha più di cent’anni, ma questo fratello lo porta nel cuore come allora.
«Desideravo – spiega Francesco Allori – dar voce allo scambio di lettere che mio zio Mario, fratello di mia madre, ebbe con i familiari al momento che fu richiamato soldato tra gli alpini nel 1917. Tra i figli, Mario, era il primogenito, classe 1899. A seguire la sorella Amelia, l’altro fratello Maris ed infine Marsina, la più piccola, nata nel 1913».
«Il padre Ettore all’inizio del 1900 lavorava allo stabilimento La Magona come capo forno ai forni fusori, e qui Mario l’aveva seguito... Mentre la madre Cleofe, si occupava dei figli e della casa. Una serena famiglia operaia che la grande guerra getterà nel dolore e nello sconforto. Nella chiesa di Sant’ Antimo – aggiunge – in fondo alla navata, sulla sinistra c'è una cappella a forma circolare dedicata alla memoria dei soldati nati nel circondario e deceduti durante la grande guerra. Tra i nomi incisi sulla parete di marmo c'è pure quello di Mario Marabotti, uno tra i tanti conosciuti come i ragazzi del ’99».
Dunque la ricostruzione del percorso di guerra dalle venticinque lettere che Mario inviò ai genitori dal primo marzo 1917 al 6 gennaio 1918, prigioniero nel campo “Milowitz”(Repubblica ceca). «Da questi scritti – spiega Francesco – un po' sgrammaticati, riaffiora la figura di questo ragazzo che nella sua semplicità, nonostante la precarietà del futuro, si preoccupa della salute dei genitori e dei fratelli. Ogni lettera reca il saluto affettuoso anche per le famiglie del “casamento”. Nella sua famiglia un pensiero speciale e continuo è rivolto alla sorellina Marsina... Nel contempo affiorano i disagi, i timori e le aspettative di un diciottenne catapultato in un evento troppo grande per lui. La maggior parte delle missive – prosegue Francesco – sono concentrate nel mese di novembre quando l’invio al fronte è alle porte; contatto epistolare che sembra dargli consolazione e sostegno». Chiusa Pesio (Cuneo) è il luogo dove Mario è inviato per la leva nella primavera del 1917. Assegnato al Primo Alpini: sarà il comando a metterne in evidenza il valore quando sul Monte Fior, rimasti isolati, invece si ripegare, difersero ad altranza.
«Nelle missive al padre – aggiunge Francesco – lamentava di aver bisogno di un po’ di denaro perché soffre la fame, è freddo... in caserma manca tutto». Storia che si snoda drammatica e commovente per date e località finché «saranno gli stenti – conferma Francesco – come raccontò più tardi un commilitone ai familiari, che gli costarono la vita, durante la prigionia. L’ultimo capitolo? L’attestato consegnato alla famiglia dal ministro della guerra con la medaglia al valore: la firma è del ministro, Benito Mussolini». (c.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google