Il Tirreno

Scrutini: un blocco quasi totale

di Cecilia Cecchi
Scrutini: un blocco quasi totale

Docenti di molti istituti (dalle medie alle superiori) in sciopero per dire no alla “Buona scuola”

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PIOMBINO. Per il flashmob, in piazza Gramsci, più di cento tra docenti e personale scolastico (anche dalle elementari del Primo e Secondo circolo, più rappresentativa di Campiglia e Venturina): insieme per dire no alla “Buona scuola”. Solo l’antefatto dell’alta adesione allo sciopero, dalle medie alle superiori «con blocco quasi totale degli scrutini» dice Carlotta Cini (lingua francese) a nome dei professori in agitazione.

Media Guardi. La scuola secondaria di primo grado “Andrea Guardi” compatta contro la riforma Renzi. «Al termine degli scrutini di fine anno – spiega Letizia Braschi, rsu Cobas (docente “Guardi”) – è possibile fare un bilancio dell’adesione allo sciopero delle operazioni di scrutinio delle classi non terminali indetto dalle sigle sindacali, sia confederali sia autonome. Il risultato è stato chiarissimo: nel 100% delle classi prime e seconde non è avvenuto lo scrutinio. Gli insegnanti dell’ “Andrea Guardi” di Piombino dicono un secco no al decreto e ne chiedono il ritiro».

Val di Cornia-Elba. «Grazie all’alta adesione allo sciopero su molte scuole della Val di Cornia – ricorda Carlotta Cini portavoce, come detto, dei professori in sciopero sul territorio – c'è stato un blocco quasi totale delle operazioni di scrutinio. Alle Foresi e alle Brignetti di Portoferraio si è registrato un blocco del 100%, così all’Ipsia e all’Iti di Piombino. All’Isis Einaudi-Ceccherelli di Piombino sono stati bloccati gli scrutini di 23 classi sui 25 previsti, il 92%, solo perché alcune classi sono state calendarizzate al di fuori delle giornate di sciopero. Adesione al blocco degli scrutini come atto di protesta contro il decreto “Buona scuola”, in via di approvazione al Senato».

Adesioni record. «L’iniziativa – aggiunge Cini – sta facendo registrare adesioni record, tra il 90 e 100% in tutti i plessi italiani, nonostante il blocco degli scrutini e la loro successiva riconvocazione creino disagio soprattutto ai docenti stessi: portare avanti una protesta del genere significa che la volontà di protestare contro il decreto e di evitarne l’approvazione in Senato è fortissima. Significa – sottolinea – che pur di manifestare il proprio dissenso rispetto alle proposte del Governo i docenti sono disposti a sacrificare tanto e non intendono fermarsi. Dietro la promessa di circa 100mila assunzioni di precari, il decreto presenta uno scenario degradante per l’intero sistema scolastico – conferma Cini – cancellazione di fatto del contratto nazionale di lavoro, strapotere dei presidi e rischio di clientelismo, assenza di misure per l’assunzione dei precari della terza e della seconda fascia e per il personale Ata, azzeramento degli organi collegiali, un sistema di valutazione dei docenti affidato a commissioni poco trasparenti formate addirittura da studenti e genitori, finanziamenti privati alle scuole per sopperire alle mancanze e all'indifferenza del governo e del ministero, con il conseguente aumento del divario tra le scuole».

I docenti si impegnano fin da ora a promuovere altre iniziative di lotta per bloccare il decreto e far sì che in Senato non ci arrivi mai ed ecco perché chiedono a genitori, studenti e cittadini «di informarsi sulla protesta e solidarizzare». Perché la scuola resti di tutti e per tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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