Il Tirreno

Migranti: molta noia (e qualche screzio)

di Annalisa Mastellone
Migranti: molta noia (e qualche screzio)

Le giornate scorrono lente e senza attività per i rifugiati ospiti nelle strutture vicino alla stazione. Andreini: «Corsi ci sono»

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VENTURINA. «Le giornate scorrono lente e non abbiamo niente da fare». A un paio di settimane da un nostro servizio, i profughi continuano a dirsi “annoiati” e “senza alcuna attività che sia di svago o altro”. Basta tornare lì per rendersene conto.

In cerca di refrigerio all’ombra per sopportare il caldo di questi giorni, i 57migranti ospitati nella residenza gestita dalla “Homo Diogene” vorrebbero qualcosa da fare per impegnare il tempo. «Mangiamo e dormiamo» ha ripetuto uno dei tredici ragazzi che alloggiano alla “Rosa dei venti”, ipad all’orecchio e telefonino in mano, seduto sotto il porticato dell’albergo in attesa del pranzo. I compagni sono ancora a letto, un altro paio di loro girella all’aperto in cerca di fresco.

All’hotel “I 5 lecci” invece sono quasi tutti svegli. Sono circa le 11 (di giovedì scorso). C’è chi è fuori a fare due chiacchiere insieme, altri che invece guardano la televisione nella sala da pranzo, mentre la segretaria dell’associazione formalizza dei colloqui in ufficio. «Vorremmo andare in paese, magari a fare una passeggiata – ci dice qualcuno – ma adesso è troppo caldo per arrivare a piedi, il centro è lontano, e non abbiamo i biglietti del pullman». Alcuni si lamentano anche dell’acqua che bevono da un distributore a colonna posizionato tra i tavoli, «sa di calcare» fanno capire invitando a bere un bicchiere. Per comunicare con loro bisogna conoscere inglese o francese, perché l’italiano non lo capiscono, tranne un ragazzo che lo parla, un po’, rispetto agli altri.

E tutti hanno voglia di impararlo, ma sostengono che le lezioni tardano a cominciare. «Non è vero – assicura Mauro Andreini, presidente della “Homo Diogene” – il corso di italiano è iniziato. Sono state fatte prima delle interviste a tutti per capire che conoscenza della lingua hanno, e poi a fine maggio e inizio giugno ci sono stati i primi approcci con due lezioni di alfabetizzazione, mostrando loro dei disegni. Probabilmente i ragazzi non hanno capito che questa fase preliminare fa parte del corso d’italiano, ma in questi giorni avranno un libro, “L’italiano facile facile”, e si entrerà più nel vivo». Quali sono le figure professionali che li seguono?

«Abbiamo un mediatore culturale, Ismain, ragazzo nigeriano di Piombino – spiega Andreini -, una psicologa, Sabrina Fagioli, e Arianna di Livorno che insegna l’italiano».

E l’associazione sta lavorando a un percorso d’integrazione e inserimento sul territorio, aggiunge il presidente. Cosa prevede, che attività ci saranno per tenerli impegnati? «È da un mese che abbiamo attivato la residenza – spiega – e stiamo predisponendo il tutto. Stiamo pensando a come inserirli in lavori socialmente utili e in tirocini che diano la possibilità di lavoro. Abbiamo preso contatti con il Comune, e con qualche squadra di calcio locale per iniziative di socializzazione con la comunità locale». I due gruppi, in attesa di attività che smuovano le loro giornate e del lungo iter per il riconoscimento dello status di rifugiato, continuano a vivere ognuno nel proprio albergo. Poche le occasioni d’incontro, anche se qualche giorno fa alcuni di loro sono stati protagonisti di una scazzottata. «La lite era dovuta alle ricariche telefoniche – precisa il presidente – Per convenzione a ognuno spettano 15 euro all’ingresso, cioè arrivati in Italia. Per cui la ricarica l’avevamo fatta ai ragazzi dei 5 Lecci, appena sbarcati, e non ai migranti della “Rosa dei venti” perché in Italia già da un anno e mezzo, e che quindi si sono lamentati. Per risolvere gli screzi poi l’abbiamo fatta anche a loro su un telefonino pagato da noi. Ma adesso tra i due gruppi non ci sono problemi».

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