Il Tirreno

la riforma nel mirino

Anche i pendolari decidono di protestare

Anche i pendolari decidono di protestare

PORTOFERRAIO. «Non abbiamo gli strumenti per bloccare gli scrutini, ma di certo li rallenteremo. L’adesione allo sciopero nella scuola Foresi - Brignetti è stata molto buona». A parlare è Carlo...

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PORTOFERRAIO. «Non abbiamo gli strumenti per bloccare gli scrutini, ma di certo li rallenteremo. L’adesione allo sciopero nella scuola Foresi - Brignetti è stata molto buona». A parlare è Carlo Anselmi, vice preside del Foresi e responsabile del sindacato Unicobas. Con lui ci sono due giovani professori, Marco Fosco e Carla Falaschi: sono alcuni dei docenti che, ieri pomeriggio, hanno deciso di bloccare gli scrutini per aderire alla sciopero contro la “Buona scuola” del governo Renzi. Poco dopo l’ora di pranzo, al professionale di Concia di Terra, i docenti presenti non si sono riuniti come in una normale giornata di scrutini. Il motivo? Lo sciopero degli scrutini, convocato da tutte le sigle sindacali contro il ddl ribattezzato dal governo “Buona scuola”: una protesta che potrebbe far slittare la presentazione dei risultati di una settimana. In sostanza, i giudizi potrebbero essere affissi il 17 giugno prossimo invece che il 13.

Ieri pomeriggio le sole classi quinte, nelle quali gli studenti si apprestano a sostenere gli esami di Stato, sono state scrutinate regolarmente. Le altre no. Il blocco dovrebbe estendersi anche nella giornata di oggi, mentre domani i lavori potrebbero riprendere. «Abbiamo deciso di fermare gli scrutini – raccontano i docenti del Foresi -Brignetti – per dare un segnale forte contro una riforma devastante per la scuola pubblica. A questa protesta hanno partecipato, soprattutto all’Elba, tanti docenti pendolari. Per loro il sacrificio è importante, dal momento che dovranno venire a lavorare dei giorni in più rispetto al previsto». È significativo vedere come anche i docenti precari, gli stessi che potrebbero essere assunti a tempo indeterminato in seguito alla riforma, siano in prima fila per protestare. «In questo modo tutte le graduatorie ad esaurimento sarebbero cancellate – spiegano i docenti – e sarebbero i presidi a decidere chi assumere, sulla base di valutazioni di merito che non sono affatto chiare». Solo uno degli aspetti che non convincono i docenti elbani.

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