Sicurezza
«Date retta a me o sarà un altro anno nerissimo per l’olio»
Il vero nemico secondo Damiano Panerati è la mosca olearia «Contro questo parassita non basta un solo trattamento»
PIOMBINO. Il 2014 è stato l’anno nerissimo per l’olio italiano, con una media di riduzione del 37% su suolo nazionale, con punte del 45% di produzione in meno rispetto al 2013 in regioni storiche come Umbria e Toscana. Le conseguenze di una crisi del genere si sono rivelate nella salita alle stelle del pezzo dell’olio, arrivato a costare anche 4,40 euro al chilo franco frantoio, un valore superiore quasi del 50% rispetto all’anno precedente. Senza dimenticare ovviamente la necessità di compensare la perdita del prodotto con l’importazione, legata al timore di non conoscere effettivamente l’olio messo in tavola.
Le cause. Veniamo ai motivi che hanno portato a considerare il 2014 come l’anno nerissimo per l’olio d’oliva. C’è chi parla di clima ballerino e chi di ondate di grandine eccezionali che hanno rovinato i raccolti. Giusto, ma il vero responsabile nella scorsa tragica annata pare essere un animale, la mosca olearia. Ne è convinto Damiano Panerati, olivicoltore piombinese, proprietario di un’azienda di 400 piante di olive, di cui 170 di nuovo impianto (di 12 anni fa) a oggi in piena produzione. «Ma quali piogge e quale grandine – afferma Panerati – Il vero colpevole è la mosca olearia con la quale ho avuto a che fare per la prima volta dopo trent’anni di esperienza. Il clima sta cambiando, nei paesi africani di origine della mosca fa troppo caldo per animali che odiano le alte temperature, ed ecco come sono arrivate in Italia, trasportate dal vento. Di solito siamo abituati a combattere la margaronia, presente solo da noi, mentre già a Campiglia non ce n’è traccia, la mosca gialla e la cocciniglia – continua Panerati – ma la mosca olearia no. E pensare che è una larva molto resistente e aggressiva, tanto da nutrirsi, l’ho visto con i miei occhi, proprio della cocciniglia». Resistente e ingannevole, quando l’olivicoltore si spinge nella spiegazione della mosca olearia.
La mosca olearia. Il succo è presto detto: non basta un solo trattamento contro questo parassita. «Se infatti con l’atomizzatore bagnando il grano di pepe con dimetoato, che è sistemico, la larva della mosca viene uccisa al 100% - spiega Panerati – purtroppo la larva del farfallino viene eliminata solo al 60%, perché inserita dentro il nocciolo ancora verde. Occorre perciò un altro trattamento che uccida quel 40% della larva del farfallino che, una volta diffuso il veleno, fa un piccolo forellino ed esce dall’oliva; finita l’azione del veleno, la mosca olearia sfrutta quel forellino arrivando fino al nocciolo. La larva ora cresce molto lentamente sino a settembre quando fuoriesce provocando la caduta delle olive, oppure rimane all’intero fino alla macinazione». Qualunque sia la strada per l’oliva è la fine. «Faccio un esempio per chiarire – dice Panerati – Se il primo trattamento viene fatto il 20 giugno, il secondo va ripetuto venti giorni dopo, quindi il 10 luglio, facendo bene attenzione ad andare piano col trattore per coprire tutto, fronde e olive. A quel punto non c’è più pericolo e si aspetta solo l’arrivo della mosca gialla decisamente più semplice da eliminare. Purtroppo l’anno scorso moltissimi non hanno seguito questo procedimento e interi raccolti sono andati perduti». «Il 45% rispetto al 2013? Direi molto di più - sostiene Panerati – considerando le tante aziende di olio doc, per il quale è prevista la soglia massima uno di acidità, che non hanno nemmeno raccolto. Senza dimenticare i privati che magari hanno ottenuto olio con 2 di acidità, un’enormità e prodotto da buttare. Per quanto mi riguarda, invece, le olive sono state molinate con un tempo di carenza di 35 giorni e con tasso di acidità tra lo 0,4 e lo 0.5. Per questo consiglio a tutti gli agricoltori e produttori di olio di seguire i miei consigli, date incluse, se non vogliono rischiare di ripetere l’anno nero del 2014».
Francesca Lenzi
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