Il Tirreno

Aferpi punta a un forno a bassi consumi

di Cristiano Lozito
Aferpi punta a un forno a bassi consumi

Contratti pronti per l’approvvigionamento di blumi e billette. Ora si attende il via al revamping del Tmp

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PIOMBINO. Se la firma di acquisto della ex Lucchini da parte di Cevital non arriverà prima del 17 giugno, per i tempi ritenuti necessari alla firma dei verbali di conciliazione dei dipendenti ex Lucchini, i sindacati hanno già inziaito il confronto con l’azienda sulle prime mosse da fare per dar via al progetto complessivo.

Sì, perché il timore è di lasciar passare i mesi estivi combinando ben poco, mentre invece l’obietivo comune è quello di arrivare a settembre nelle condizioni che rendano possibile l’aumento dei turni nei laminatoi per procedere poi a nuovi rientri al lavoro.

Così la prima mossa dovrebbe essere quella del revamping del Tmp, ma è probabile che sia necessario anche un intervento al treno rotaie, in attesa della realizzazione del nuovo impianto.

Per un periodo i treni funzioneranno ancora con gli ordini fatti dall’amministrazione straordinaria, ma Cevital in questi giorni ha confermato di avere accordi per l’approvvigionamento dei laminatoi con aziende importanti del settore: si tratterebbe di un contratto con i fratelli Naveen e Sajjan Jindal per acquistare blumi in Oman, in un progetto di collaborazione che coinvolgerebbe anche un certo numero di lavoratori ex Lucchini, chiamati a fare scuola. Per le billette invece la quantità maggiore arriverebbe dalla Leali Klesch. In entrambi i casi si tratta di materiali di ottima qualità.

Aferpi, come ormai si chiama l’acciaieria, secondo gli accordi dovrà fare in tempi brevi gli ordini per la realizzazione del primo forno elettrico, se appunto intende iniziare a produrre acciaio tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. In questi giorni è in corso di valutazione l’acquisto di un forno elettrico prodotto in Giappone, che avrebbe dalla sua parte il vantaggio dei bassi consumi di energia, elemento che resterà un fattore decisivo, tanto più finché non si arriverà davvero a un costo parificato tra i vari produttori.

I mesi estivi poi dovrebbero consentire di avviare il percorso delle bonifiche e delle demolizioni: troppo ottimistico pensare di vedere prima dell’autunno il via ai lavori, più realistico invece immaginare che quanto meno – chiarito come pare il quadro col ministero dell’Ambiente – possa essere messo a punto un progetto chiaro che contribuisca anche a individuare con esattezza le aree interessate all’impianto agroindustriale, progetto di cui si attende una migliore definizione.

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