Il Tirreno

Aferpi, plebiscito ma vota solo il 62%

di Cristiano Lozito
Aferpi, plebiscito ma vota solo il 62%

Al referendum il 91,6% dice sì all’accordo firmato il 3 giugno Dalla prossima settimana le firme sui verbali di conciliazione

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il referendum sull’accordo con Cevital non regala sorprese e anche nei numeri conferma in fondo quelli che erano i pronostici della vigilia: alla fine votano appena due terzi dei dipendenti ex Lucchini (1388 su 2160, 62%), ma è un plebiscito. I sì sono 1266 (91,6%), i no 115 (8,3%), con 5 nulle e due bianche.

Un risultato che conferma la validità dell’accordo ma che allo stesso tempo assegna ampia fiducia al sindacato, a cui ora viene affidata la responsabilità di controllare il processo di avanzamento e realizzazione del piano algerino.

Se il sì era scontato, la lettura dei numeri è comunque importante: non colpisce tanto la quantità di voti di lavoratori favorevoli all’accordo, quanto la quasi totale assenza di voti di protesta che invece in qualche modo in molti nel sindacato consideravano probabili da parte degli scontenti, e che invece sono finiti in appena 7 schede tra bianche e nulle.

Concluso lo spoglio, nel pomeriggio si è svolto il primo incontro dopo l’accordo tra sindacati e azienda, servito solo per fissare nuovi confronti a partire da dopo la firma del contratto definitivo di acquisto.

In questo senso, Fim, Fiom e Uilm hanno subito espresso «grande soddisfazione per il risultato del referendum che rappresenta il riconoscimento del lavoro fatto dal sindacato», annunciando contestualmente il «massimo impegno per monitorare le azioni della società algerina finalizzate al compimento del piano industriale».

I sindacati attendono notizie in tempi brevi sull’ordine per il primo forno elettrico e soprattutto sul piano per avviare bonifiche e demolizioni nella vecchia area a caldo dove dovrà trovar posto l’impianto agroindustriale.

Probabile che a questo punto, definita la vicenda del ramo siderurgico della holding, Cevital si concentri appunto su questo settore, definendo in tempi brevi un cronoprogramma. Del resto l’insediamento agroindustriale è quello che rappresenta in teoria la parte meno complessa, visto che si tratta del settore principale in cui opera la società algerina.

Una questione importante anche dal punto di vista occupazionale, visto che per bonifiche e demolizioni i sindacati contano sulla possibilità che vengano utilizzati i lavoratori dell’indotto, i più esposti dal momento che per molti di loro sono finiti anche gli ammortizzatori sociali.

Così, avendo accumulato mesi di ritardo per il ripensamento sull’altoforno, a questo punto l’obiettivo del sindacato, arrivati ormai all’estate, è quello di definire al più presto tempi e modi per gli interventi nella vecchia area a caldo, senza subire altre perdite di tempo.

La firma per l’acquisto da parte di Cevital avverrà non prima della terza settimana di giugno, visto che per le firme dei verbali di conciliazione necessarie al passaggio di tutti gli ex dipendenti Lucchini in Aferpi, viene giudicata necessaria tutta la prossima settimana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa