Il Tirreno

Con la firma dell’accordo si riaccende la speranza

di Cristiano Lozito
L'assemblea della Lucchini (foto Paolo Barlettani)
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L'assemblea della Lucchini (foto Paolo Barlettani)

Aferpi, nelle assemblee il sindacato non trova ostacoli, oggi il verdetto del referendum. Pasotti: «Sulla ex Lucchini volavano i corvi». Faticanti: «Vigileremo sul piano»

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PIOMBINO. Non è una festa, e il clima non è quello che segue una vittoria. Ma i lavoratori che sciamano verso l’assemblea dove si discute dell’accordo firmato mercoledì dai sindacati con Cevital, sembrano più convinti che rassegnati che quell’intesa sia non solo l’unica, ma pure la migliore soluzione possibile. «Abbiamo perso qualcosa - è il ritornello nei capannelli di operai davanti alla portineria – ma un anno fa eravamo senza speranza. E nell’accordo qualcosa abbiamo salvato».

Dunque, se non è una vittoria, in genere la conclusione della lunghissima vertenza è vissuta come un premio alla tenacia degli operai e di una città che non ha mai accettato di scomparire. All’affollata assemblea mattutina (circa 400 persone, meno della metà al pomeriggio), la posizione di contrarietà della “minoranza sindacale”, il gruppo da sempre critico con Fim, Fiom e Uilm per la gestione della vertenza, riscuote pochi consensi. Il referendum, che inizia poco dopo – e che si concluderà oggi alle 12 – sembra una formalità.
I lavoratori sono più interessati a conoscere i dettagli dell’accordo, a capire se e quando rientreranno tutti al lavoro, quando ci sarà la prima colata. A come verranno gestite le bonifiche, se ci sarà spazio per i cassintegrati, come verranno scelti i lavoratori – 1080 – che rientreranno per primi. I sindacati non hanno risposte su tutto, perché l’accordo è importante, gli impegni ci sono, ma tanti elementi si chiariranno con le prime azioni che l’azienda metterà in campo per ripartire. Vincenzo Renda, che parla a nome delle tre sigle, comunque ci prova: «Intanto servirà la formazione, sulle bonifiche pensiamo sia giusto trovare un equilibrio tra i cassintegrati e chi è senza tutele come i lavoratori dell’indotto. Chi rientrerà subito? E’ una scelta che spetta all’azienda, ma noi vigileremo».

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Mauro Faticanti, responsabile nazionale Fiom della siderurgia, è molto diretto sul tema della moratoria di tre anni per la contrattazione, motivo di frizione nel sindacato, risolto sul punto con la firma esclusiva dei “territoriali”: «Diciamo che la contrattazione di secondo livello è un punto che spetta ai sindacati di zona – dice – però non nego che firmarlo avrebbe creato un precedente pericoloso in tanti tavoli aperti che abbiamo in Italia, primo fra tutti quello dell’Ilva di Taranto. Ma sulla moratoria dico anche che quando ci sarà la prima colata, il sindacato contratterà, statene certi, e vigilerà fin da subito su tutte le questioni, ad esempio quella della sicurezza, tema fondamentale vista l’imponenza degli interventi attesi. L’accordo è un punto di partenza, abbiamo migliorato le condizioni che Cevital voleva imporre, ora il piano va concretizzato e su questo valuteremo Aferpi. E staremo addosso anche al governo, perché se non darà corpo agli impegni sul prezzo dell’energia, per l’azienda sarà impossibile guadagnare e quindi tornare anche a parlare di premi di produzione e di risultato».

Sandro Pasotti, coordinatore della siderurgia Fim, parla di un «accordo difensivo, certo, ma che serve a garantire un futuro. Sulla ex Lucchini volavano molti corvi, esponenti del settore hanno sferrato attacchi vigliacchi a Piombino, avessimo perso questa partita qualcuno sarebbe stato contento. Abbiamo puntato alla riassunzione di tutti, se avessimo accettato numeri inferiori forse avremmo ottenuto di più dal punto di vista economico, ma il sindacato difende tutti, lavora per tenere tutti insieme. Questo è un piano solido, seguiremo il suo sviluppo».
Guglielmo Gambardella, responsabile nazionale Uilm della siderurgia, spiega che «l’accordo va valutato pensando che eravamo di fronte a una disdetta di tutti gli istituti di secondo livello, e siamo riusciti a recuperarne pezzi importanti. Ci saranno ancora sacrifici, ma questo è un piano che può dare delle risposte e che richiederà il massimo impegno di azienda, istituzioni e sindacato».

Non è una festa, certo, ma nei discorsi tra i lavoratori senti il ritorno della parola “speranza”. C’è anche qualche applauso per il sindacato, timido magari, ma non proprio scontato.
 

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