Il Tirreno

ORA LA CITTÁ PROVA A RIPARTIRE

di CRISTIANO LOZITO

di CRISTIANO LOZITO Alla fine un accordo sulla Cevital si è trovato, sia pure con un classico escamotage sindacale, e cioè la firma solo delle rappresentanze territoriali sulla parte che riguarda la...

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di CRISTIANO LOZITO

Alla fine un accordo sulla Cevital si è trovato, sia pure con un classico escamotage sindacale, e cioè la firma solo delle rappresentanze territoriali sulla parte che riguarda la moratoria per gli accordi di secondo livello, tre anni in cui saranno congelati premi di produzione e di risultato.

I “nazionali”, sulla spinta della Fiom e del diktat di Maurizio Landini, hanno così evitato di creare quello che veniva ritenuto un precedente pericoloso nelle trattative per la Stefana di Brescia e l’Ilva di Taranto.

Per il resto l’intesa ha visto la firma di tutte le sigle sindacali, territoriali e nazionali, dopo un pomeriggio passato a limare il testo finale che in ogni caso ricalca quello del verbale di riunione di pochi giorni fa al Mise.

Ora con le assemblee il peso passa sulle spalle dei rappresentanti territoriali, convinti che questo sia l’accordo migliore che si poteva fare nelle attuali condizioni, quelle di uno stabilimento fallito da anni e con 800 milioni di debiti: rientro progressivo ma garantito per tutti e 2200 lavoratori (senza jobs act), scatti di anzianità, una parte delle maggiorazioni per i notturni, quattro anni di ammortizzatori sociali, ma anche una perdita di salario rispetto ai precedenti standard e premi congelati per almeno tre anni. Starà ai lavoratori dare un giudizio su questa intesa, e sull’operato dei loro rappresentanti.

Se l’accordo passerà l’esame si aprirà una fase nuova, quella più difficile in cui ci sarà da lavorare perché le intese trovino la loro realizzazione e il piano industriale della società algerina venga messo in atto facendo ripartire la macchina produttiva del territorio che ruota intorno alle acciaierie. Perché se così non fosse non ci sarà accordo che tenga, come ci ha insegnato la vicenda Severstal.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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