Il dolore
C’è l’accordo, nasce Aferpi
Confermata nel complesso l’intesa con Cevital già delineata, l’acquisto a metà del mese
PIOMBINO. «Ora ci dobbiamo dare tutti da fare, ai lavoratori piombinesi dico solo che servirà l’impegno comune per raggiungere la massima produttività e tirare fuori la testa dall’acqua». Così Farid Tidjani, amministratore delegato di Cevital e protagonista di tutta la lunga fase di trattative, ha commentato l’accordo raggiunto ieri pomeriggio con i sindacati.
Poche parole per Tidjani, con la fatica disegnata sul suo volto come su quello di tutti i protagonisti, il commissario Piero Nardi, sindacati e istituzioni che col sindaco Massimo Giuliani, l’assessore regionale Gianfranco Simoncini e Giampietro Castano per il Mise, hanno mediato con successo in una trattativa ieri mattina partita col piede sbagliato, nel preincontro in Confindustria.
Infatti sulla questione della moratoria per tre anni sulla contrattazione di secondo livello Mauro Faticanti, responsabile della siderurgia della Fiom nazionale ha messo il veto, posizioni più morbide sul punto quelle di Sandro Pasotti (Fim), Guglielmo Gambardella (Uilm) ed Ermenegildo Rossi (Ugl), ma nessuna voglia di rompere l’unità già appesa a un filo su mille questioni nazionali. Compatti i rappresentanti territoriali, Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm), a difendere l’impianto complessivo dell’intesa, su cui lavoravano da mesi, rappresentata dal verbale di riunione firmato il 28 maggio al ministero dello Sviluppo.
Rimettere in discussione quel punto avrebbe significato ripartire da capo su tutto, ma Cevital non ne aveva certo più l’intenzione, visto che il tema era stato centrale per la scrittura di altri elementi più cari ai sindacati.
Così si era fatta strada a un certo punto la convinzione che l’unica possibilità fosse un accordo siglato solo dalle rappresentanze sindacali territoriali (ma non tutti erano persuasi da una soluzione del genere), ma alla fine si è raggiunto il compromesso: firma di tutti sull’accordo complessivo, solo dei territoriali sulla parte riguardante la moratoria, trasferita in una sorta di appendice all’intesa vera e propria. Soluzione spiegata dai “nazionali” col fatto che trattandosi di contrattazione di secondo livello il tema riguardava direttamente le rappresentanze territoriali del sindacato.
Il compromesso è stato trovato dunque solo intorno alle 19, poi l’accordo è stato riscritto e firmato davanti alla stampa poco dopo le 20.
Niente di nuovo rispetto al contenuto del verbale di riunione firmato pochi giorni fa a Roma: fissata quindi la riassunzione progressiva di tutti i 2200 lavoratori in Aferpi entro il 6 novembre 2016, col possibile trasferimento dei dipendenti in altre attività del gruppo nei siti produttivi ex Lucchini, 48 mesi di contratti di solidarietà e copertura con la cassa integrazione da parte dell’amministrazione straordinaria Lucchini dei lavoratori che non entreranno subito in Aferpi, fino al loro trasferimento, il mantenimento degli scatti effettivi al momento dell’assunzione (per quelli mancanti al raggiungimento del numero massimo la maturazione sarà sospesa tre anni), maggiorazioni del 25% nel turno dalle 22 alle 6. Inserite nell’accordo anche mensa, trasporti e cassa mutua integrativa aziendale.
Oggi dunque si svolgono le assemblee in fabbrica (10-11,30 e 14,30-16), poi si voterà il referendum fino a domani alle 12. Se la consultazione dei lavoratori darà il via libera, poi la cessione definitiva dello stabilimento slitterà probabilmente alla metà del mese. Ci sono infatti altre questioni burocratiche da risolvere: l’accordo di programma sulle bonifiche e la firma dei lavoratori sui verbali di conciliazione, che richiederà alcuni giorni.
Castano ha confermato infine «l’impegno del governo a lavorare per assicurare un costo competitivo dell’energia, e a fissare una clausola di salvaguardia sugli ammortizzatori sociali per la ex Lucchini», cosniderando le novità in arrivo più volte annunciate.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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