Sicurezza
«L’intesa va chiusa per il bene dei lavoratori»
Fim, Fiom e Uilm replicano alla minoranza che critica la bozza di accordo: mancano tutele e garanzie
PIOMBINO. «Rimangono ancora molte necessarie integrazioni, tutele e garanzie da definire, senza le quali l’intesa sarà difficilmente accettabile». Così il gruppo che si autodefinisce di minoranza sindacale polemizza sui contenuti del verbale di riunione oggi atteso alla firma in Comune.
Il gruppo chiede chiarimenti sul trasferimento dei lavoratori, «perché non ci sono dati su tempistica e numero complessivo dei rapporti di lavoro che passeranno immediatamente ad Aferpi, alla logistica e quelli che resteranno legati alla procedura di amministrazione straordinaria», ed è critico sulla moratoria contrattuale di secondo livello, «punto fortemente penalizzante, perché se il sindacato accetta di essere privato di ogni potere contrattuale, per di più a tempo indeterminato, abdica alla sua funzione di rappresentanza ».
Rispetto poi alla questione economica, legata a scatti, anzianità, maggiorazioni, «nel caso preso in esame di un turnista di 5 livello con più di 18 anni di anzianità – dice il gruppo – in base ai nostri calcoli risulta una perdita mensile di circa 500 euro lordi».
A stretto giro di posta arriva la replica di Fim, Fiom e Uilm, secondo cui «occorre fare il possibile per chiudere l’accordo nonostante le difficoltà. Dopo la lettera di Cevital e Lucchini che azzerava tutto – dice una nota sindacale – è stato fatto un passo importante in avanti. Certo c’è una perdita importante di salario rispetto al passato, basti pensare ai superminimi che per ora non vengono rinnovati, ma abbiamo ottenuto dei risultati».
Così Fim Fiom e Uilm spiegano che «tutti i lavoratori saranno assunti entro il 6 novembre 2016 senza esclusione alcuna, c’è la garanzia per tutti di mantenere gli scatti d’anzianità, chi è al massimo (il 90%) non perde nulla, chi ne ha meno riscuote i suoi e dopo la sospensione riparte con i suoi tempi. Inoltre viene mantenuta la qualifica e il livello di riferimento anche se il posto di lavoro non c’è più».
Per il sindacato quindi «è importantissimo che il lavoratore si porterà sempre dietro il livello e gli scatti anche se si cambia azienda nel gruppo Cevital, naturalmente a Piombino, come è scritto nel verbale di riunione. E se le cose non andassero bene – prosegue la nota – nessuno verrebbe licenziato dopo due anni, potendo contare sulla garanzia di almeno quattro anni di ammortizzatori sociali. Noi pensiamo invece di partire al più presto con le bonifiche e il Piano industriale per dar lavoro ai lavoratori Lucchini e ai lavoratori delle imprese che sono in Naspi o in cassa integrazione».
«Mettere paura e rallentare tutto è un danno per i lavoratori in primis per quelli delle imprese – dicono Fim, Fiom e Uilm – Bisogna avere coraggio, ci confronteremo in assemblea ed è lecito chiedere di votare no al referendum spiegando ai lavoratori l’alternativa, ma no al tanto peggio tanto meglio. Il sindacato si è battuto per dare un futuro allo stabilimento e alle persone, chiederemo di votare sì spiegando le ragioni».
Rispetto alla questione della moratoria il sindacato sostiene che «la contrattazione quando si tornerà a produrre acciaio ripartirà, ne siamo certi, per fare un esempio l’”Accordo giovani e non solo” è frutto della contrattazione fatta recentemente, oggi lo perdiamo, in futuro lo recupereremo».
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