Il dolore
Il Comune non paga, Esa batte cassa
L’amministrazione è in debito con la partecipata per oltre 2,5 milioni: situazione grave, ma si lavora a un piano di rientro
PORTOFERRAIO. Un piano di rientro per colmare quanto prima il debito di oltre 2,5 milioni di euro nei confronti della società dei rifiuti Esa. A questo stanno lavorando in questi giorni i vertici della società partecipata e il Comune di Portoferraio che, di quella stessa partecipata, è il socio di maggioranza. La situazione complicata all’interno dell’amministrazione comunale portoferraiese e, in particolare, le difficoltà nel servizio di ragioneria hanno investito - suo malgrado - la società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È stato il sindacato Cgil Funzione Pubblica a lanciare l’allarme, preoccupato per i dipendenti nell’organico della partecipata: «Da mesi – ha detto Manuel Anselmi, segretario provinciale di Fp Cgil con delega per l’Elba – non vengono puntualmente onorate le fatture a cooperative sociali, fornitori. Fra queste evidenziamo che l’Esa Spa è in credito di circa 2,5 milioni di euro e la Fp Cgil non permetterà che le responsabilità dell’amministrazione comunale ricadano sui lavoratori delle società partecipate, degli appalti o dei fornitori». In realtà il credito vantato da Esa nei confronti del Comune di Portoferraio è persino superiore ai 2,5 milioni di euro. Basti pensare che l’ultima fattura regolarmente pagata nei confronti di Esa per il servizio erogato risale al settembre 2014. Da quel momento le fatture, emesse a cadenza mensile con pagamento a 60 giorni, non sono state più onorate. Il risultato è particolarmente pesante per la società partecipata che, in assenza di una soluzione in tempi rapidi, rischia di trovarsi in condizioni non più sostenibili dal punto di vista economico e finanziario. Con problemi, a cascata, che potrebbero riguardare in primis i lavoratori e quindi i cittadini. «Siamo preoccupati – ammette il presidente della società partecipata Esa, Idilio Pisani – ma il rapporto con l’amministrazione comunale di Portoferraio è costruttivo. Abbiamo contatti continui. Stiamo lavorando in modo coordinato affinché si posa trovare una soluzione più rapida e indolore possibile».
Il piano di rientro. Venerdì scorso il presidente di esa, Idilio Pisani, ha incontrato il sindaco Mario Ferrari e gli assessori Marini e Del Mastro. Mercoledì ci sarà un nuovo vertice, fondamentale per porre le basi a una soluzione condivisa che dovrà coinvolgere necessariamente anche l’istituto bancario Mps. L’idea è quella di perfezionare un piano di rientro, in grado di colmare quanto prima il credito vantato da Esa nei confronti del Comune socio. Gli oltre 2,5 milioni saranno quindi pagati in più tranche. Una boccata di ossigeno per il Comune di Portoferraio, in termini di liquidità, si concretizzerà nei prossimi giorni, dal momento che l’amministrazione comunale inizierà ad incassare i pagamenti della Tari e dell’Imu.
I rischi in bolletta. Più brevi saranno i tempi di realizzazione del piano di rientro, minore sarà il periodo di “scoperto” di Esa. E, di conseguenza, l’impatto sulle bollette sarà più contenuto. Qualora invece la situazione dovesse andare per le lunghe, ecco che lo stato di “paralisi” dell’amministrazione comunale avrà ripercussioni concrete sulle tasche dei cittadini. Il motivo? Esa ha prestato un servizio per mesi, ha emesso fatture a cadenza mensile, senza però essere pagata dall’amministrazione comunale. Nel frattempo ha ottenuto liquidità dalle banche chiedendo anticipi sulle fatture emesse. Il peso degli interessi bancari potrebbe scaricarsi, dunque, sui costi del servizio dei rifiuti a carico dei cittadini.
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