VENTURINA
Il sorriso ritorna grazie ai donatori
Due famiglie coi figli trapiantati raccontano la loro esperienza
VENTURINA. Se non ci fossero stati dei donatori, i nostri figli non sarebbero qui a giocare e crescere felici».
Sono le parole cariche di emozione di due mamme grate, ogni giorno, per aver ricevuto un dono: un fegato che ha restituito alla figlia di quasi 6 anni e al figlio di 5 appena compiuti, salute ed energia. E raccontano la loro delicatissima esperienza nella giornata mondiale della donazione di organi.
Sono comunque lontani i ricordi delle preoccupazioni e della disperazione, quando, a pochi mesi dalla nascita, ai due bambini sono state diagnosticate due malattie rare che in poco tempo avevano compromesso la loro vita, atresia delle vie biliari per la bimba e colestasi intrafamiliare progressiva di tipo 3 al bimbo. Nomi complicati, quelli delle due malattie, ma che avrebbero segnato in modo profondo l’aspettativa di vita dei due bimbi.
Sono comunque ricordi ancora vividi nei genitori, che vogliono raccontare la storia di due creature che, con forza e con coraggio, grazie al gesto di due sconosciuti, la loro piccola battaglia l’hanno vinta.
Dopo mesi di sofferenze e visite all’ospedale Santa Chiara di Pisa, hanno ricominciato una nuova vita nel 2013, quando entrambi hanno avuto un trapianto di fegato all’Ismett di Palermo (indirizzati dal professore Giuseppe Maggiore), un centro d’eccellenza italiano in trapianti pediatrici, dove bimbi e genitori sono stati accuditi e assistiti per mesi.
E da allora stanno bene, hanno superato alla grande alcune complicanze successive all’intervento e conducono una vita spensierata, tra scuola, giochi e sport insieme con amici e famigliari.
«Tutto questo non sarebbe stato possibile senza donatori – sottolineano Lara Redditi, di Venturina, e Roberta Martini di Piombino -. Sono stati mesi pesanti e difficili prima del trapianto, a pensarci ci tremano ancora le gambe, ma ci godiamo il risultato a vederli così allegri e vivaci. I nostri figli hanno ricevuto un dono, che vorremmo ricevessero anche tutti gli altri bambini in attesa di un organo che gli salvi la vita».
Le liste d’attesa per chi ha bisogno di trapianti del genere, pediatrici e non, negli ultimi tempi sono un po’ in affanno, sottolineano le due mamme, donatrici iscritte all’Aido sin dalla maggiore età, e la difficoltà maggiore sta nel reperire potenziali donatori idonei.
«Se aumentano i donatori – spiegano – le liste d’attesa vanno avanti, e vuol dire arrivare al trapianto in condizioni ottimali per affrontarlo. I nostri figli non avevano un quadro clinico critico, ma per chi, adulti o bimbi, ha malattie del genere le condizioni possono precipitare all’improvviso e compromettere intervento e ripresa. Per cui prima arriva l’organo e meglio è».
La loro vuole essere, oggi più che mai nella giornata mondiale dei donatori di organi e tessuti, la testimonianza di quanto valore ha donare.
Una volontà che, se anche espressa in vita, può trovare ostacolo nel diniego della famiglia. «Un gesto difficile lo sappiamo, ma assolutamente altruistico – sottolineano con gli occhi ancora gonfi di ricordi – che pensiamo possa dare un senso all’unica cosa che forse un senso non ce l’ha, la morte. Non diciamo che possa alleviare il dolore di famiglie che perdono un affetto, ma può aiutare, perché chi sceglie di donare può salvare una vita, e far rivivere una parte di sé in un’altra persona». Due famiglie che, grazie alla donazione, hanno ritrovato il sorriso.
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