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«Referendum aperto ai lavoratori dell’indotto»

PIOMBINO. «Esprimiamo apprezzamento nei confronti dei sindcati che, da quanto risulta, non hanno ceduto alle pretese aziendali e hanno cercato di raggiungere un’intesa che dovrebbe salvaguardare...

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PIOMBINO. «Esprimiamo apprezzamento nei confronti dei sindcati che, da quanto risulta, non hanno ceduto alle pretese aziendali e hanno cercato di raggiungere un’intesa che dovrebbe salvaguardare parte dei diritti acquisiti. Ciò dimostra che quando il sindacato svolge il proprio ruolo riesce a ottenere risultati».

Così si esprime il Gruppo di minoranza sindacale, critico però «sul cambio del percorso che prevedeva il 3 di fare assemblee informative e dopo il ritorno al Mise le assemblee finali, seguite dal referendum. Ciò avrebbe permesso ai lavoratori di approfondire i contenuti dell’accordo e di votare con cognizione di causa».

«Se tutto viene schiacciato nelle giornate del 3/4 giugno – dice il gruppo – si svuoterebbe il senso di democrazia diretta del referendum e lo si ridurrebbe a un mero prendere o lasciare».

Così viene proposta «prima della firma definitiva, un’assemblea unica dei lavoratori diretti e dell’indotto, col supporto di tecnici per agevolare la comprensione del piano industriale; sia reso pubblico il cronoprogramma con i numeri dei lavoratori diretti e indotto e relativi step del loro reingresso; si cominci a parlare delle bonifiche dicendo quante persone potranno essere formate per esservi reimpiegate; si dettaglino le garanzie chieste e ottenute i nel caso in cui il progetto siderurgico Cevital venisse abbandonato prima della completa realizzazione». Infine «referendum e assemblee siano aperte a dipendenti diretti e dell’indotto».

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