Il Tirreno

Lami e Bartalini «Qui per difendere lavoro e diritti»

di Guido Fiorini
Lami e Bartalini «Qui per difendere lavoro e diritti»

I due candidati piombinesi di Sì, Toscana a sinistra fanno campagna insieme: «Lontani dalle polemiche di altri»

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PIOMBINO. Lui, Massimo Lami, è un operaio della Lucchini e vive sulla propria pelle il drammatico momento della siderurgia del promontorio.

Lei, Cinzia Bartalini, scenografa e insegnante, è da sempre impegnata nel sociale, ora lavora al Centro Giovani.

Sono i candidati di Sì Toscana a Sinistra, il progetto che fa capo al candidato presidente Tommaso Fattori: «E facciamo campagna elettorale insieme - dicono subito in coro - a differenza di altri che invece, pur correndo nella stessa lista, litigano ogni giorno».

Il riferimento al Partito Democratico e alle polemiche sui “ticket” uomo-donna non è certo velato.

L’economia, il lavoro, i diritti, il ruolo del pubblico, l’ambiente, la sanità, sono questi i temi che Massimo e Cinzia portano avanti con forza: «Perché negli attuali partiti non ci sentiamo rappresentati - spiega la Bartalini –, in particolare dal Pd, che ormai si è spostato a destra. Eppure c’è una società che ha bisogno di far sentire la propria voce. Ho gestito la casa “Crocevia dei popoli” a Piombino, sono stata impegnata nelle zone più povere del Brasile, ho lavorato nell’accoglienza, sono insegnante e conosco bene i problemi del lavoro precario. Porto avanti istanze che rischiano di essere messe ai margini della politica».

«Ho conosciuto personalmente Tsipras e la sua rivoluzione mi ha affascinato. Da operaio sono iscritto Fiom e sono stato delegato della Lucchini. Se sono in lista è perché sono contrario all’austerity e alle politiche liberiste, perché non condivido la linea che ha intrapreso il Pd. Insomma, sono per la difesa del lavoro a 360°, per l’estensione dei diritti a tutti i lavoratori, oggi, con il jobs act, considerati solo un costo e non una risorsa. Io denuncio l’assenza di una politica industriale pubblica e di un progetto nazionale di sviluppo della grande produzione industriale, lasciata totalmente in mano ai privati che, se va bene, delocalizzano, altrimenti al primo soffio di crisi chiudono direttamente».

Sul piano economico Piombino si trova a vivere un momento di svolta, con l’arrivo degli algerini di Cevital e uno sforzo importante, sostenuto anche con soldi pubblici, per la diversificazione.

«Diversificare è necessario - dice Cinzia Bartalini -. Purtroppo Piombino per anni ha vissuto solo in simbiosi con la fabbrica e quando ha chiuso si è trovata in ginocchio. Adesso apprezziamo i lavori al porto e anche l’arrivo di Cevital che promette la creazione di una fabbrica al passo con i tempi, più rispettosa dell’ambiente. Poi vedremo se davvero arriveranno le aziende disposte ad investire. Al tempo stesso vorremmo più trasparenza nella gestione delle partecipate, a partire da Asiu. Ecco, chiarezza e trasparenza sono fondamentali».

«A Piombino - aggiunge Massimo Lami - ci sono tre grandi fabbriche. Oltre alla Lucchini, anche la Dalmine, che fa cassa integrazione, e la Magona, che galleggia dopo un periodo difficile. Tutto questo ha un riflesso sulla città, basta guardare quanti negozi stanno chiudendo. Adesso c’è questo accordo, che io definisco “difensivo”. Insomma, si riparte... zoppi. Ci sono aspetti positivi, su tutti la riassunzione dell’intero personale quando pareva che 300 restassero fuori, ma abbiamo rinunciato a una fetta di stipendio importante».

Poi ci sarà da attendere del tempo perché tutti vengano reinseriti: «Questo è l’altro problema. C’è chi ha la cassa integrazione, ma ci sono anche operai che rischiano di non farcela. Senza lavoro si perde anche la dignità, non si vede un futuro. Io ho una figlia di 19 anni, devo pensare anche a lei. Ormai è passata la linea che il lavoro può essere flessibile, io sono del tutto contrario».

«L’impressione - aggiunge Cinzia - è che si continui ad andare avanti con provvedimenti tampone, senza una programmazione».

«La nostra proposta - dice ancora Massimo - è quella di una “cassa sociale” a cui tutti i lavoratori, per solidarietà, contribuiscano con un euro al mese. Sarebbe un fondo da destinare a chi cade nel dramma della disoccupazione»

Anche sulla sanità Lami e Bartalini hanno idee chiare. Che partono dall’impegno del pubblico.

«Ci sono settori, come la sanità, che non possono essere legati alle leggi del mercato e non possono essere soggetti a tagli indiscriminati. Sono servizi fondamentali a cui nessuno può rinunciare e che quindi devono restare pubblici. La riforma voluta da Rossi che accentra tutto in tre Asl non ci piace per nulla. Rischia di penalizzare in modo importante le zone periferiche come la nostra. Non si può pensare di depotenziare un ospedale come quello dell’Elba. E neppure di farlo con quello di Piombino, proprio adesso che la fabbrica riparte. In prospettiva ci potranno essere assunzioni, la città può crescere, tagliare i servizi è folle».

Altro tema caldo è quello dell’immigrazione. Anche Piombino e la Val di Cornia lo stanno vivendo da vicino e le polemiche non sono mancate.

«È il settore che conosco meglio - dice Cinzia -. Non ci sono migranti, ci sono persone. Gli altri sono ricchezza e trovo allucinanti le posizioni di Salvini e della Lega, che pure sembrano fare presa sui giovani. Credo che anche la scuola abbia in questo momento una grande responsabilità».

«Queste persone - dice Massimo - si fanno cento chilometri a piedi nel deserto, pagano fior di soldi per imbarcarsi, non sanno neppure se arriveranno, credo vadano accolti e capiti. Fuggono da situazioni disperate. Sono certo che se non arrivassero più i leghisti dovrebbero andare a prenderseli... Sennò chi avrebbero da far lavorare a nero e con salari ridicoli? Sennò a chi affitterebbero appartamenti a sei-persone? E non dimentichiamo che se fuggono da quei Paesi è perché l’occidente proprio quei Paesi li ha sfruttati per secoli. Giusto ora dare loro un’opportunità».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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