Attenzione
La Redi annuncia 33 esuberi
Logistica trasferita a Bologna, parte della produzione in Polonia. Il sindacato: piano inaccettabile
PIOMBINO. L’intesa sulla ex Lucchini riaccende la speranza, ma subito si apre un nuovo caso che fa capire la fragilità del nostro sistema di imprese: ieri infatti la Redi (della multinazionale franco-belga Aliaxis, che ha sede a Bruxelles) società che ha operato nel tempo la fusione di Dalpex e Venplast, ha annunciato 33 esuberi sui 69 dipendenti dello stabilimento di Piombino che produce tubi multistrato per uso termoidraulico e tubazioni per l’uso in edilizia civile.
La società lo ha annunciato ieri ai sindacati, presentando il piano industriale che Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil chiedevano da tempo avendo già valutato preoccupanti segnali di disimpegno da parte dell’azienda, che di recente aveva prospettato un progetto di riduzione dei costi e di nuova strategia commerciale, costituito dal taglio di sei posti di lavoro.
«Ecco, il piano industriale che ci è stato presentato – spiega a nome delle tre sigle il segretario provinciale della Filctem Cgil, Stefano Santini – è tutto qua: prevede esuberi allo stabilimento di Ischia di Crociano per 29 lavoratori a tempo indeterminato e quattro a tempo determinato. In totale 33 posti di lavoro, praticamente la metà. In sostanza la Redi vuole spostare tutta la logistica nel suo stabilimento bolognese, tagliando 14 posti a Piombino, e chiudere il capannone 2 Pph, dove si realizzano tubi in polipropilene, per spostare questa produzione in Polonia».
Per i sindacati, che hanno dichiarato subito lo stato di agitazione «il calo di lavoro alla Redi di Piombino è dovuto solo alla mancanza di investimenti. Non si tratta di un problema di mercato, che ha sempre funzionato, tanto che nel tempo c’erano state anche assunzioni. Qui c’è solo la volontà di una multinazionale di fare e disfare, trasferendosi dove fa più comodo in un dato momento».
A Piombino rimarrebbe solo il vecchio capannone per il multistrato dove lavorano 36 persone, ma il sindacato non ci sta: «Lo abbiamo detto chiaro alla proprietà – spiegano Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil – che questo piano lo consideriamo inaccettabile, specie in un territorio come questo, devastato dalla crisi. E abbiamo coinvolto subito anche le istituzioni col sindaco Massimo Giuliani e l’assessore regionale Gianfranco Simoncini che hanno assicurato il loro interessamento. Ma ora deve far sentire la sua voce anche Confindustria».(cloz)
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