Il Tirreno

la vicenda di maya

Il cane morì, assolto il veterinario

Il cane morì, assolto il veterinario

Per il tribunale il dottor Esposito non commise alcun reato

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PIOMBINO. Un intervento sbagliato, seguito da altri errori. Ma nessun reato fra quelli che gli erano stati contestati. Antonio Esposito, il veterinario finito in cronaca tre anni fa per la morte della cagnolina Maya, è stato assolto per tutti e tre i capi di imputazione: uccisione di animale, simulazione di reato, falso ideologico. Così ha deciso il giudice Chiara Nardi del tribunale di Livorno, dove si è celebrato il processo la scorsa settimana. Il veterinario, che era stato anche sospeso per sei mesi dall’Ordine, non esercita più a Piombino.

La vicenda risale all’8 maggio 2012, quando Emanuele e Rosa del Giudice gli portarono la loro cagnolina, una meticcia di nome Maya, per una sterilizzazione. Il veterinario eseguì l’intervento, ma al risveglio il cane aveva fortissimi dolori addominali. Fu Esposito stesso, in serata, a correre a Cecina per chiedere aiuto al dottor Marco Melosi. Il quale Melosi, peraltro presidente dell’Ordine provinciale dei veterinari, tentò di tutto per salvare la cagnolina che però morì. L’autopsia accertò la necrosi un metro di intestino, tagliato e ricucito alle due estremità, e la recisione di vasi sanguigni. «Questa è stata l’opera di un macellaio» commentò Melosi, al quale Esposito raccontò una storia inventata: disse che la cagnolina gli era stata portata dai proprietari dopo che gli stessi si erano affidati, per risparmiare, a tale Vladimir, presunto veterinario rumeno con ambulatorio a Salivoli. Ma non era vero. «Tutte bugie - spiegò Del Giudice - io e mia moglie avevamo affidato Maya a lui, un veterinario di cui ci eravamo fidati, e che ci ha fatto pagare 350 euro per l’intervento, come attesta la fattura che ci ha rilasciato».

Lo accertarono anche i carabinieri, chiamati dal dottor Melosi per le ricerche del fantomatico veterinario abusivo. Del Giudice denunciò Esposito, il sostituto procuratore Fiorenza Marrara aprì un fascicolo. Ma per il tribunale non c’è stato alcun reato. Esposito, difeso dall’avvocato Francesco Ferrari, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato in relazione al capo A, l’uccisione, mancando il dolo; e perché il fatto non sussiste per gli altri due capi di imputazione.

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di Redazione web