Il Tirreno

Confindustria va all’attacco di Cevital

di Cristiano Lozito
Issad Rebrab con gli esponenti della società cin ese Chec (foto Paolo Barlettani)
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Issad Rebrab con gli esponenti della società cin ese Chec (foto Paolo Barlettani)

Un’inchiesta del Sole 24 ore tenta (senza elementi nuovi) di demolire il piano algerino. Oggi riprende la trattativa sugli integrativi

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PIOMBINO. Quasi alla conclusione della vicenda che porterà all’acquisizione della ex Lucchini da parte di Cevital, arriva la bordata degli industriali, con un’inchiesta del Sole 24 Ore pubblicata ieri, incentrata su presunti «misteri e segreti», che suona come un chiaro attacco al progetto algerino in sé.

Peraltro nell’inchiesta del quotidiano di Confindustria che ripercorre la vicenda con interviste ad alcuni dei protagonisti, non emergono elementi nuovi in grado di smontare davvero un piano che – pur non essendo ancora noto in tutti i dettagli se non a Governo, istituzioni locali e sindacati – porta con sé un dato certo: 700 milioni di investimenti in tre anni, da distribuire tra siderurgia, logistica e agroalimentare.

Certo che alcuni aspetti rispetto alla concretizzazione del piano, devono essere ancora chiariti, in particolare sui tempi per gli investimenti nella logistica e sulle caratteristiche dell’impianto agroalimentare. Ma quella cifra (a cui vanno aggiunti gli investimenti che altre società come Chec e Mitsui faranno in società con gli algerini) adesso è garantita da lettere di credito e comunque il Governo ha tutte le carte in mano per fare le sue valutazioni. Già positive nei vari step che hanno portato alla presentazione del piano definitivo.

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Così l’inchiesta, nella quale gli algerini vengono sempre rappresentati come investitori improvvisati, con la solidità del Piano messa in discussione riguardo ai temi dell’energia, del numero di dipendenti giudicati eccessivo, delle risorse considerate insufficienti, sembra soprattutto dar voce al malumore di quelle imprese siderurgiche del Nord che hanno sempre osteggiato la rinascita dell’attività siderurgica a Piombino, e in particolare l’intervento di Cevital. E che forse temono di perdere un mercato come quello algerino, per il probabile impatto generato dall’arrivo di Cevital.

Tutto ciò mentre oggi inizia lo sprint decisivo nel confronto tra azienda e sindacati per raggiungere un accordo sugli integrativi, azzerati da Cevital. L’obiettivo è arrivare con un’intesa di massima a giovedì prossimo, quando al Mise i sindacati sono convocati per l’illustrazione del Piano industriale da parte dell’azienda. Magari da ritoccare con la mediazione del governo proprio in quella sede.

Oggi, lunedì 18, dunque i sindacati cercheranno di precisare la propria piattaforma, trovando una sintesi tra i vari punti di vista ancora esistenti rispetto alle priorità. Se infatti su cassa mutua, mensa e trasporti sembra ci sia la disponibilità della Cevital, restano in ballo maggiorazioni notturne, scatti di anzianità, il cosiddetto emolumento siderurgico, il premio di produzione. Voci che, messe insieme, per un turnista possono valere fino a 300-400 euro in busta paga. Il sindacato punta a difendere alcune di queste voci, magari con un accordo che sposti in avanti nel tempo il godimento di altre. Ma sia sindacati che azienda vogliono trovare un’intesa e la sensazione è che alla fine una mediazione si troverà. In modo da firmare un accordo magari proprio il 21 e poi organizzare il referendum in fabbrica, così da consentire la firma dell’acquisto definitivo entro la fine del mese.

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