Il Tirreno

la protesta

«Nessuno pensa a una città che sia a misura di disabile»

Francesca Lenzi
Christian Casadio con la mamma Fulvia e la sorella Giulia
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Christian Casadio con la mamma Fulvia e la sorella Giulia

Christian, 18 anni, vorrebbe autonomia ma non può usare la carrozzina elettrica. Troppi ostacoli, buche, marciapiedi malridotti: «Voglio vivere come tutti i ragazzi»

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PIOMBINO. A 18 anni si è abbastanza grandi per camminare da soli e ancora abbastanza giovani da stupirsi di certe ingiustizie. Ed è un bene, perché le cose devono cambiare e c’è bisogno di persone che abbiano la capacità di indignarsi e di reclamare i propri diritti.

Christian Casadio ha 18 anni e vorrebbe camminare da solo. Il fatto che si trovi su una sedia a rotelle non dovrebbe essere un problema. Il condizionale è però d’obbligo, quando la città nella quale vivi diventa una specie di percorso a ostacoli. Christian abita a Venturina e viene a scuola a Piombino, all’istituto Volta di via della Pace. Le difficoltà che incontra sono le solite e fanno rima alternativamente con la maleducazione, le pessime condizioni di strade e marciapiedi, la poca lungimiranza delle amministrazioni.

Proprio a queste ultime si rivolge Christian, invitandole a provvedere affinché un disabile non si senta ancora più diverso. «Marciapiedi pieni di buche, scalini troppo alti, strisce pedonali non in corrispondenza degli scivoli – afferma in un impietoso elenco il giovane – E ancora, uffici, locali e negozi non predisposti per un invalido, per non parlare dei bagni, spesso in cima alle scale o comunque non a norma per un diversamente abile».

Christian ha due carrozzine, una delle quali elettrica che dovrebbe consentirgli un’autonomia maggiore. «Ma ho paura a farlo andare a giro da solo – spiega la mamma, Fulvia – Ci sono troppi pericoli per la strada, scalini irregolari, auto parcheggiate male. Se poi casca e si fa male?». Stesso discorso per andare a scuola: «Ci viene molto volentieri e i professori sono bravissimi – continua la donna – però lo porto e lo vengo a riprendere ogni mattina perché non ci sono mezzi pubblici adeguati».

«C’era la possibilità di usare un’ambulanza ma la spesa era eccessiva – le fa eco la figlia, Giulia, 29 anni, sorella maggiore di Christian – E non parliamo dei treni. Per prenotare l’assistenza di un giorno abbiamo passato ore al telefono, spendendo quasi 50 euro. Già, perché il numero di Trenitalia adibito a questo servizio è a pagamento».
Non mancano poi i casi che sconcertano, come un cartello stradale piantato davanti a uno scivolo. «È vicino a dove abitiamo a Venturina – afferma Giulia – ma i problemi proseguono anche nei negozi. Quando vado con mio fratello alla Coop non possiamo passare dalle casse perché lo spazio è insufficiente per la carrozzina».

Se a queste situazioni «che solo in Italia accadono – dice mamma Fulvia – a ottobre siamo andati a Barcellona e non abbiamo avuto nessuna difficoltà», si aggiunge la maleducazione di chi occupa senza diritto i posteggi per invalidi, o di chi parcheggia su marciapiedi e scivoli, con la scusa del «ce l’ho lasciata un minuto», è chiaro che la vita già complicata di un disabile diventa un inferno. Un inferno fatto di sguardi, nel migliore dei casi incuriositi, di piccole odiose ingiustizie, di diritti negati che stancano.

«I problemi ci sono già – ricorda mamma Fulvia – Così ce li amplificano, e diventa pesante tutti i giorni. Christian in casa è autosufficiente, vorrebbe esserlo anche fuori». Christian non si arrende. Chiede alle amministrazioni città a misura di disabile e a tutti una maggiore consapevolezza: «Non ci sono solo io a muovermi in carrozzina – afferma – Siamo in tanti ad avere il diritto di poter andare in giro come tutti. Questi ostacoli invece ti fanno sentire ancora più diverso. Provo tanta rabbia e chiedo alla gente di mettersi nella mia situazione, per capire cosa si sente dentro». Christian ha 18 anni, e ha il diritto di voler camminare da solo.

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