Il Tirreno

La telenovela del frantoio che non c’è

La telenovela del frantoio che non c’è

Un edificio costato 300mila euro, mai completato, utilizzato a metà e sempre più in degrado

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PORTOFERRAIO. Elba, il frantoio che non c'è in un edificio che va in malora per10 anni di attesa vana per il completamento della costruzione posta alle Saline, avviata nel 2005. Cresce il degrado per muffe da infiltrazioni e altri difetti costruttivi e Franco Provenzali, presidente dell’associazione degli olivicoltori elbani (82 soci) e il consigliere Antonio Botticelli, descrivono la telenovela della struttura, posta nei pressi della caserma dei vigili del fuoco. «Fu realizzata con oltre 300mila euro grazie alla Comunità montana, ente che non esiste più – dice Provenzali- non fu completata per un blocco dei fondi e non fu costruito il secondo piano destinato a esposizione dei nostri oli e derivati. Noi produciamo anche nocciolino per la combustione, migliore del pellet, poi legna da ardere ricavata dalle piante ormai inutilizzabili e prodotti cosmetici. In tale spazio si sarebbero esposte anche tutte le altre produzioni isolane. Il piano terreno lo usiamo solo per metà, pagando un affitto al Comune proprietario dell’area. Ci sono due depositi per i prodotti, una stanza per l’imbottigliamento dell’olio e i servizi. Ma ci sono infiltrazioni dal tetto a terrazza, umidità alla base delle pareti, non esistono finestre, le porte sono troppo basse tanto che non possiamo entrare con muletti per il carico o lo scarico dei contenitori di olio. Non esistono addirittura gli scarichi dei servizi igienici e il terreno posto davanti alla costruzione è in controtendenza: quando piove in abbondanza l’acqua penetra nell’edificio».

Incredibile ma vero e tutto ciò per probabili difetti di costruzione. «E manca il frantoio che non fu acquistato - prosegue il presidente- Noi produciamo oltre quattromila bottiglie di extravergine di elevata qualità, certificato dal laboratorio di analisi del dottor Correani; ma dobbiamo produrlo portando le olive anche in frantoi della Val di Cornia, con spese e disagi. L'extravergine elbano è apprezzato da ristoranti e alberghi, se potesse funzionare al meglio questa struttura avremmo uno sviluppo notevole dell'attività, ma vediamo da sempre il disinteresse di tutti. Siamo disposti ad acquistare noi con 280mila euro il frantoio, ma vanno risolti tutti gli altri problemi di agibilità dell’edificio e senza attendere altri 10 anni».(s.b.)

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