Il Tirreno

I sindaci dell’Elba dicono no ai profughi

di Antonella Danesi
I sindaci dell’Elba dicono no ai profughi

La prefettura insiste ma loro replicano: non ci sono alloggi neanche per chi risiede sull’isola, italiani o stranieri

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PORTOFERRAIO. L’Elba dice no ai migranti. Gli otto comuni non ce la fanno ad accogliere profughi e si dicono costretti a rifiutare le richieste della Prefettura di Livorno che periodicamente chiede aiuto anche alle amministrazioni della nostra isola perché ospitino i richiedenti asilo che arrivano in territorio provinciale. L’8 maggio da Livorno la comunicazione che in territorio livornese ne sarebbero arrivati prima 15 e poi altri 5, per fare un esempio, ma la risposta dell’isola è sempre la stessa. Mancano gli immobili e mancano le risorse.

«Non ce la facciamo ad ospitare nessuno – dice l’assessore al sociale di Portoferraio, Adalberto Bertucci – abbiamo problemi a dare alloggi anche ai portoferraiesi e agli extracomunitari che da anni vivono nella nostra città. Non possiamo neanche mettere a disposizione palestre perché sono vicine alle scuole e quindi utilizzate. Le esigenze abitative sono sempre più pressanti, arrivano richieste da tutta l’Elba e noi non possiamo ospitare nessuno. Piuttosto, come ho fatto presente in consiglio comunale, la mia proposta è di autotassarci come amministratori, per dare un supporto economico alle strutture continentali che ospitano i richiedenti asilo, ma di più non possiamo fare».

«Non abbiamo alloggi e non possiamo neanche allestire tendopoli in territori turistici come i nostri – conferma il sindaco di Capoliveri, Ruggero Barbetti – la prefettura continua a chiedere la disponibilità ma noi, come comune, abbiamo dovuto già prendere in affitto un alloggio della curia per tre persone in condizioni di indigenza e non possiamo accollarci arrivi in più. Non possiamo penalizzare la nostra vocazione turistica».

Quindi neanche a pensare di potere utilizzare hotel e strutture ricettive come è accaduto in altre località del continente. «Non possiamo prevedere soluzioni di carattere alberghiero – conferma il sindaco di Porto Azzurro, Luca Simoni – mi pare che il problema per il nostro territorio sia evidente. Non possiamo far fronte a nuovi arrivi. Come comune abbiamo quattro alloggi. Tre sono occupati e uno è stato messo in vendita nel pino di riequilibrio. Abbiamo fatto presente la nostra totale indisponibilità a dare alloggi a chicchessia . Non abbiamo caserme né scuole, né strutture abbandonate da poter riconvertire, né possiamo prevedere soluzioni alberghiere perché il turismo è l’unica nostra possibilità di sostentamento».

Grossi problemi si addensano anche sul comune di Campo nell’Elba che vede tagliarsi sempre più le risorse e che deve per forza dire di no all’ospitalità a profughi. Il sindaco Lorenzo Lambardi ieri mattina si è sfogato su Facebook: «Se confermato, attraverso i decreti ministeriali, il taglio alla spesa corrente per il comune di Campo passerà da 409.827 a 909.988 euro. Una vera follia. Il nostro contributo al fondo solidarietà è più che raddoppiato e viene messa in pericolo anche la possibilità di garantire lo stesso standard di servizi minimi per i nostri cittadini. Chiedere questi sacrifici è assurdo, figurarsi come potremo mai accogliere profughi. Non abbiamo strutture né alloggi da adibire a questo scopo e non avendo né immobili né risorse non potrei garantire un’accoglienza dignitosa a questi migranti che non posso certo relegare in una tendopoli senza garantire genere di conforto. Non mi sembrerebbe giusto».

Stessa situazione per Marciana. «Non ho posto per accogliere nessuno purtroppo – dice il sindaco Anna Bulgaresi – ho già cittadini che mi chiedono aiuto logistico che non possono soddisfare. E’ complicato. La crisi è arrivata anche qui e non ce la facciamo ad aiutare i nostri concittadini».

Alla fine la situazione sembra ribaltarsi e, mentre sul continente tra solidarietà e polemiche si cerca di far fronte alla situazione, dall’Elba gli amministratori chiedono aiuto alle istituzioni sovracomunali chiamando in causa l’Unione europea. «Se il problema non viene risolto e livello europeo - dice Claudio De Santi, sindaco di Rio nell’Elba - noi possiamo fare ben poco. Come amministrazione dobbiamo fare i conti con le carenze di appartamenti e siamo in grossa difficoltà. Se andiamo nello specifico del problema di chi arriva in Italia e chiede asilo ritengo che queste situazioni abbiano un alto tasso di rischio e che possano dare vita anche a fenomeni che fuggono al controllo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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