Il Tirreno

Acciaierie, Zambon direttore generale

di Cristiano Lozito
Acciaierie, Zambon direttore generale

Il manager viene dal Gruppo Beltrame. Domani Cevital presenta il Piano industriale, via alla trattativa finale sugli integrativi

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PIOMBINO. Il nuovo direttore generale dell’Aferpi, il ramo siderurgico di Cevital, farà la sua prima uscita ufficiale domani al Mise: il prescelto da Issad Rebrab per far ripartire le acciaierie piombinesi è Adriano Zambon, veneto, ingegnere chimico, da oltre tre anni direttore generale del Gruppo Beltrame, azienda siderurgica con 2.500 dipendenti e un miliardo e mezzo di fatturato, che produce travi e laminati mercantili.

Precedentemente è stato direttore operativo di un’altra azienda siderurgica, la Lme di Valenciennes, nel Nord della Francia, e ancor prima si è occupato di chimica con ruoli dirigenziali in Enichem e Montedison.

Un tassello importante per la ripresa dell’attività della ex Lucchini, anche in considerazione dell’esperienza che gli viene riconosciuta nella gestione di forni elettrici, e un segnale sulla volontà del gruppo algerino di accelerare nell’avvio dei suoi progetti.

Domani dunque al ministero dello Sviluppo economico il presidente Rebrab e l’amministratore delegato Farid Tidjani presenteranno il Piano industriale definitivo alle Istituzioni toscane e al Governo.

La settimana successiva, il 21, il Piano sarà illustrato a sindacati locali e nazionali e sempre in quei giorni, secondo quanto riporta Siderweb, sono previsti incontri per affrontare la questione delle bonifiche e quella del costo dell’energia, tema su cui sembrano confermate le indiscrezioni riguardo a un possibile accordo per un prezzo intorno ai 50 Mwh, che comprenderebbe tutte le aziende del territorio.

La sensazione è che ci sia la volontà di Cevital di arrivare alla firma per l’acquisto della ex Lucchini entro la fine del mese, e il poco tempo che resta non sembra scoraggiare neppure il sindacato, che in questi giorni riprenderà la trattativa sui contratti integrativi: «Auspichiamo di chiudere quanto prima una vertenza che si potrae da lunghissimi anni – dice infatti una nota delle rsu Lucchini e delle segreterie di Fim, Fiom e Uilm – Per vedere l’inizio della ricostruzione e creare prospettive anche ai lavoratori dell’indotto, è indispensabile il passaggio di proprietà da Lucchini a Cevital».

Il sindacato spiega che dopo l’appuntamento del 21 al Mise, «terremo le assemblee, tante da coinvolgere tutti i lavoratori, affinché prima di esprimersi conoscano dettagliatamente le auspicabili intese che realizzeremo. I lavoratori, decideranno e giudicheranno la validità dell’accordo finale con il referendum vincolante previsto sin dall’inizio della vertenza».

Ieri sera Rebrab e Tidjani dono tornati dall’Oman dove hanno incontrato esponenti della Jspl di Naveen Jindal e della Jsw del fratello Sajjan, per trattare la fornitura di semiprodotti per i laminatoi, ed è possibile che già oggi le parti riprendano a discutere.

Con la deroga prevista i lavoratori nel passaggio a Cevital non “cadranno” nelle previsioni del Job act, rispetto agli integrativi si sa che il gruppo algerino, apparentemente irremovibile ad andare al di là delle previsioni del contratto nazionale, in realtà sarebbe disponibile a discutere di mensa, cassa mutua e trasporti.

I sindacati però vogliono trattare altri temi che hanno diretta incidenza sul salario, ad esempio le maggiorazioni notturne (gli accordi precedenti erano superiori del 12,5% rispetto a quanto prevede il contratto nazionale) e il premio di produzione, cifra intorno ai 700 euro, una sorta di quattordicesima.

Sulla questione degli integrativi l’impressione che si ricava negli ambienti sindacali è che, nonostante il fatto che i contratti di solidarietà saranno in vigore sino alla firma dell’acquisto, la volontà sia di chiudere in tempi brevi, per dare finalmente il via agli interventi annunciati da Cevital, in grado di dare prospettive anche ai lavoratori delle imprese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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