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Ferrari-Asl, è scontro: «Qui il caso va risolto»

L’ospedale di Portoferraio
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L’ospedale di Portoferraio

Portoferraio, continua il botta e risposta fra sindaco e azienda sanitaria: «Casi analoghi anche a Piombino e Cecina, è un modello che non va»

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PORTOFERRAIO. Non è un caso isolato quello del paziente elbano in attesa di un esame specialistico al cuore fissato tra 8 mesi e che solo per un caso non è finito in tragedia. Lo scrive sempre il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari, in risposta alla puntualizzazione della Direzione generale dell’Asl n.6 alla sua ultima lettera aperta. E lancia il monito. «Altro che emotività, la mia. Se la famiglia del paziente direttamente interessato – scrive – ce lo consentirà, raccoglieremo tutta la documentazione sanitaria. Ci affideremo a una commissione di esperti per evidenziare eventuali responsabilità e se decorreranno gli estremi ci riserviamo di costituirci parte civile». Insomma, la sanità all’Elba non deve essere la cenerentola del sistema regionale, ma si deve rispettare e garantire il diritto alla salute dei suoi abitanti e degli ospiti stagionali. Così la vicenda da cui tutto ha preso le mosse non è un caso sporadico.

«Solo negli ultimi mesi la cronaca locale è stata invasa di notizie di pazienti con problemi cardiologici che, visitati in Pronto soccorso sono stati dimessi. E poi sono deceduti nella propria abitazione a distanza di ore o di qualche giorno, casi che non hanno interessato solo l’Elba ma anche Piombino e Cecina. Insomma, una sorta di bollettino di guerra con l’elenco delle vittime dell’attuale organizzazione sanitaria. Se il paziente di Marciana Marina non è deceduto, perché i suoi problemi cardiologici si sono aggravati in ospedale, dove si era recato per altra patologia e solo grazie alla tempestività e la capacità di chi lo ha preso in cura ha evitato non solo la morte ma anche complicanze più gravi. Al personale medico e infermieristico che lo ha soccorso va il mio plauso ed il mio personale ringraziamento, ma le loro dimostrate capacità professionali non sminuiscono certo le responsabilità aziendali in tutta questa vicenda. Non possiamo non ringraziare la direzione aziendale per la sollecita risposta alla nostra richiesta di chiarimenti circa le problematiche del nostro paziente. Ma al contempo non possiamo che esprimere la nostra delusione per il contenuto della stessa, che si limita ad una semplicistica cronologica descrizione della metodologia operativa, senza entrare nel merito di quanto accaduto, senza cercare di capire dove la catena di soccorsi non abbia funzionato, se vi siano responsabilità precise di chi avrebbe dovuto farla funzionare. Ci risulta infatti assai strano che si sottoponga un paziente a scintigrafia miocardica senza che questi abbia presentato importanti sintomi cardiologici, e ci risulta strana la dizione di “scintigrafia in elezione” termine del quale non capisco il significato, ma evidentemente la si ritiene un esame da praticare anche a distanza di mesi e in attesa di un peggioramento delle condizioni cliniche del paziente».

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