«Con il dialogo ho risolto la situazione»
Parla il vicequestore Walter Delfino: «Normale che vogliano stare in contatto con le famiglie»
PIOMBINO. Walter Delfino, maremmano di Grosseto, vicequestore e capo del commissariato di Piombino, è l’uomo che venerdì ha risolto il caso dei migranti che rifiutavano l’hotel: «Ma non ho fatto niente di particolare – ci dice – ho solo dialogato, capito e dato alcune risposte. Così la tensione è calata e il problema è statao risolto. In fondo queste persone vanno in un certo senso comprese».
Certo è che, almeno in un primo momento, la tensione a Campiglia Stazione era alta. I migranti, provenienti da una struttura di avanguardia a Trapani, non accettavano la nuova destinazione, l’hotel 5 Lecci.
Mancavano il wifi, la tv in camera, c’erano già famiglie con donne e bambini, tanto che anche la religione, per i musulmani, creava ostacoli difficili da superare.
«Qualche mese fa - racconta Delfino - ho lavorato a lungo in Sicilia, in uno dei centri di raccolta dei migranti più grandi. Ne ho incontrati centinaia, di varie etnie, di religioni diverse, uomini e donne. L’esperienza maturata mi ha aiutato. Conosco le esigenze di queste persone che fuggono dalla guerra e so cosa puoi concedere e su cosa devi restare rigido. Ma alla fine il dialogo è l’arma migliore».
Delfino parla un buon inglese, anche la lingua è stata d’aiuto.
«Quando il gruppo non voleva scendere siamo saliti sul pulmino io e due miei colleghi, ci siamo spiegati. Abbiamo chiesto a ognuno dei quindici, a turno, di dirci quali esigenze avevano. Diciamo che c’erano una serie di problemi da affrontare. Ma è sbagliato far passare la richiesta della tv e del wifi come un desiderio di comodità. Non è così. Queste persone hanno necessità di stare in contatto con le famiglie. Molti hanno lasciato moglie e figli in Africa, oppure hanno parenti che sono emigrati in altre zone d’Europa. Non possiamo isolarli del tutto. E poi provenivano da una zona dove queste cose le avevano, qualcuno stava già lavorando: ho visto telefonini, ma anche computer portatili».
E poi c’erano i problemi religiosi.
«Anche questo aspetto ha pesato. Ma dopo le prime tensioni ci siamo capiti. Ho preso in macchina con me i due-tre che erano più agitati e li ho portati a fare un giro. Hanno visto la zona, abbiamo parlato ancora. Chiedono solo di avere un’opportunità di vita. Credo che un paese civile come il nostro debba accoglierli nel modo migliore».
Alla fine avete trovato l’altra struttura.
«Infatti. C’era questa opportunità, l’hanno accettata. Sono andati in piccoli appartamenti dove possono anche cucinare da soli, altra esigenza alla quale tengono particolarmente. Alla fine tutto è andato nel verso giusto e questa esperienza può proseguire».
Altri migranti sono comunque destinati ad arrivare, perché le strutture di Campiglia sono considerate di passaggio.
@guifiorini
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