Guidi: «Finora era andato tutto bene»
Il coordinatore del progetto spiega costa stanno facendo all’hotel 5 Lecci: aiutiamo queste persone a tornare a vivere
CAMPIGLIA. Finora era andato tutto bene. L’hotel 5 Lecci di Campiglia stazione da tre giorni già ospitava un gruppo di migranti che da subito hanno apprezzato la possibilità offerta, tramite la coop Homo Diogene, di avere un tetto sulla testa. Appena arrivati, i volontari si son dati da fare per accudirli al meglio, garantendogli pasti, visite mediche, vestiti, acqua calda. Tutto quello per cui erano scappati dall’Africa e arrivati a Lampedusa, nella speranza di avere una vita tranquilla e condizioni umane, civili. Sono 11, tra loro 6 donne, di cui 5 incinte. La più piccola, Nancy, del ’94, di 5 mesi ma non sapeva nemmeno lei da quante settimane. È chiamata “la piccina” e ha viaggiato negli ultimi due mesi in stato d’incoscienza indotta da droghe.
Come spiega Luca Guidi, che coordina la struttura alberghiera che la coop ha in convenzione come residenza per la prima accoglienza, nel raccontare, in un post scritto in facebook due giorni fa, alcune delle storie che queste persone hanno alle spalle. «In ginecologia mentre le facevano l'ecografia, ha fatto il discorso più lungo da quando è arrivata – si legge-: mi hanno detto che siccome non ho marito il bambino nascerà a pezzi ed io morirò. Crede nel vodoo. Al primo pranzo ha chiesto gelatina di fragole, che non avevamo. Ha invece spazzolato 150 gr di riso con olio e formaggio, due fette di pecorino con 2 cestini di pane, due pere, un piatto di fagioli e tonno, uno yogurt. Ha posato il cucchiaino e ha chiesto della carne, ovvero due svizzere di 150 gr l'una con formaggio fuso e uovo affrittellato sopra. Una fetta di pinolata. Acqua». Poi c’è «Ali, 1,90, ex combattente, scappato perché “non ammazzo la gente, io”, con la sua compagna, pieno di tagli da coltello». Da subito, con quel post lanciato su facebook, è partita una gara di solidarietà per fornire loro soprattutto abiti, scarpe, indumenti intimi, beni di necessità in particolare femminili.
«Tantissima gente, anche da Livorno, è venuta a portarci vestiti e scarpe – aggiunge Luca -. Cibo ne abbiamo in abbondanza, adesso più che altro servono detergenti e saponi in particolare», ma anche palloni, bonghi, qualcosa da dipingere e con cui passare il tempo. I ragazzi sono molto contenti dell’hotel che li ospita, sono tranquilli, e ieri mattina, nonostante i momenti di agitazione vissuti dai nuovi profughi arrivati, osservavano in silenzio e in disparte. Non hanno mai creato problemi da quando sono qui, assicura Luca Guidi, né hanno avuto mai pretese. E da quel poco che si può capire parlando con loro in francese o in inglese, la residenza ha tutte le caratteristiche di una grande casa e il calore umano non gli manca, grazie soprattutto ai volontari che si prodigano per loro, nonostante la necessità di fare tutto di corsa. La struttura è stata adibita per la prima accoglienza, grazie al recupero che ne è stato fatto. Da qualche tempo era chiusa, inutilizzata, poi la proprietaria, la stessa dell’hotel “Rosa dei venti” - dove sono stati alla fine ospitati i migranti che hanno rifiutato i 5 Lecci – ha permesso il riutilizzo attraverso la cooperativa Homo Diogene, e se il progetto di accoglienza funziona darà lavoro a 6 persone. Insomma un impegno di solidarietà che potrà oltretutto creare occupazione, una storia nella storia. Un altro bell’esempio di solidarietà e di accoglienza lo avevamo raccontato qualche settimana fa: è quello di Romano Busdraghi, il pensionato di 82 anni che ospita in un suo appartamento 7 giovanissimi profughi africani, tramite la cooperativa Odissea. Tutti entusiasti e quasi increduli quando hanno visto l’appartamento ammobiliato e confortevole che li avrebbe ospitati, desiderosi di riavere una vita e grati per l’accoglienza ricevuta, dopo essersi lasciati alle spalle atrocità e guerre. “Un obbligo morale” dare il proprio contributo, aveva detto Romano invitando chi ha case libere a fare altrettanto, per aiutare questa gente coraggiosa che rischia la vita per salire su un barcone nella speranza di un futuro. Poi purtroppo ci sono episodi come quello accaduto ieri mattina, con persone arrivate da un centro profughi “5 stelle” che mettono a dura prova il senso di accoglienza di chi ogni giorno si impegna per dar loro una speranza.
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