Il Tirreno

VENTURINA

«Lavoriamo per aiutare questi ragazzi a integrarsi»

di Annalisa Mastellone
Stranieri a lezione con la Coop Odiessa (foto d'archivio)
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Stranieri a lezione con la Coop Odiessa (foto d'archivio)

Parla il coordinatore del progetto che ha permesso di accogliere 7 stranieri fuggiti da guerre e povertà: «Li assistiamo, ma presto cammineranno da soli»

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VENTURINA. Sono in salute e cominceranno presto un percorso d’integrazione i sette ragazzi africani ospitati a Venturina nell’appartamento di Romano Busdraghi gestito dalla coop lucchese Odissea, presieduta da Valerio Bonetti. Hanno fatto richiesta di asilo politico, e sono felici di vivere in un posto tranquillo e della possibilità di sperare in un futuro lontano da guerre e soprusi. Come spiega il coordinatore venturinese dell’equipe multidisciplinare che li segue, Giacomo Poeta, al momento si stanno ambientando, con la voglia di ricostruire una vita, per sé e per le proprie famiglie.


Cosa prevede il progetto della cooperativa? «Abbiamo vinto un bando della prefettura di Livorno per l’erogazione di servizi di prima accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. L’obiettivo è fornire vitto, alloggio, orientamento, supporto ai servizi sociosanitari, corso d’italiano, mediazione linguistico culturale, sostegno psicologico, preparazione all’audizione presso la commissione territoriale per il riconoscimento di rifugiato politico, e percorsi di inclusione sociale nelle associazioni di volontariato. Oltre a questo, la missione della cooperativa Odissea è di favorire l’integrazione nel tessuto socio lavorativo del territorio che li ospita, attraverso una rete con enti, agenzie di formazione, Asl. Appena queste persone avranno una buona conoscenza della lingua italiana, cercheremo di riqualificarli, organizzando corsi di formazione per l’accesso ai tirocini “Giovani sì” predisposti dalla Regione. Quindi ci attiviamo anche nella ricerca di enti disposti ad accogliere come tirocinanti questi ragazzi. Tra i nostri obiettivi inoltre, quello di ravvivare la loro vita qui. Ci avvaliamo di una psicologa, Giulia Veracini, venturinese, che li segue dal punto di vista psicologico e sanitario, e di un operatore di Livorno, Luca Militone, che si occupa dell’aspetto legale. Vogliamo che siano in grado di ricostruirsi un futuro».


Che passato hanno questi ragazzi, cosa sognano di fare? «Scappano da guerre e situazioni difficili, anche ambientali, dove i diritti umani sono messi in crisi. C’è chi ha perso il padre assassinato dai ribelli in Costa d’Avorio, fratelli ammazzati perché appartenenti a una data etnia, chi ha subito soprusi solo perché di colore, chi ha perso tutti in guerra. Alcuni di loro vorrebbero radicarsi qui, trovare lavoro e mantenere la famiglia. Per altri è più difficile aprirsi e confidare ciò che vogliono. L’esito della commissione territoriale sarà comunque l’ago della bilancia, ma ci vorranno alcuni mesi prima di conoscerlo. Sono felici di vivere qui, hanno detto che è un paese sicuro. Anche la comunità li ha accolti bene e credo che riusciranno a integrarsi e farsi apprezzare. Poi ci attiveremo con tutte le associazioni del territorio per strutturare percorsi di inclusione sociale basati su attività di volontariato, in modo che i ragazzi possano rendersi utili e dare un contributo alla comunità. Saranno inoltre occasioni di socialità, potranno farsi conoscere, far conoscere la propria cultura e migliorare contemporaneamente la conoscenza della lingua. Ringrazio l’amministrazione comunale per la disponibilità a collaborare, non è da tutti accettare di avere profughi sul proprio territorio, nonostante le sollecitazioni delle prefetture. L’assessore Alberta Ticciati si è dimostrata aperta ed entusiasta, dichiarandosi intenzionata a creare un percorso di sensibilizzazione sui temi relativi all’accoglienza e ai paesi d’origine di queste persone, e disposta anche a organizzare un corso d’italiano in una sala del Comune».

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