«Ora intervenga il governo, la partita è ancora aperta»
PIOMBINO. «Non ci arrendiamo»: dopo l’esito delle assemblee in fabbrica, tornano a parlare i lavoratori dell’indotto e della Lucchini firmatari del documento, bocciato, con cui si chiedeva una svolta...
PIOMBINO. «Non ci arrendiamo»: dopo l’esito delle assemblee in fabbrica, tornano a parlare i lavoratori dell’indotto e della Lucchini firmatari del documento, bocciato, con cui si chiedeva una svolta nell’azione del sindacato fino a proporre come acquisizione estrema la riacquisizione dell’ex Lucchini da parte dello Stato.
«Prendiamo atto dell'esito delle assemblee di ieri in Lucchini, che hanno visto il nostro documento messo in netta minoranza: non per questo intendiamo tacere le nostre convinzioni», scrivono i lavoratori.
«Prendiamo atto - aggiungono - che Cevital per bocca di Tidjani conferma la chiusura su 1860 dipendenti diretti, senza alcuna garanzia per i lavoratori dell'indotto, i quali non devono essere ridotti a subire ma essere chiamati a decidere. E non bisogna mollare su diritti e salario come da accordi oggi in vigore».
La nota prosegue: «Non ci arrendiamo, non solo in ossequio alla lezione storica del 25 aprile, ma perché restiamo convinti che la partita è più che mai aperta. Occorre chiamare in causa il governo perché con determinazione eserciti il ruolo di mediatore e garante per la conclusione equa della trattativa tra le organizzazioni sindacali e Cevital. Oppure avvii la procedura di nazionalizzazione, questione nazionale - appunto! - che riguarda la siderurgia italiana tutta (Piombino, Taranto...) e richiede una forte mobilitazione adeguata a tale orizzonte nazionale».
Nel documento sottoposto al vaglio delle assemblee si sottolineava come le decisioni prese in questi giorni avranno importanti ripercussioni sulle generazioni future.
E si sosteneva: «Nel convegno del 28 marzo emerse la bassa redditività e una sovraccapacità produttiva mondiale di acciaio pari a 300 milioni di tonnellate; si prevede dunque una costrizione a ridurre le produzioni nei prossimi anni, soprattutto in Europa. Questo comporta che, proprio in Europa e in Italia, avrà un futuro solo chi saprà produrre acciaio di altissima qualità: cosa molto incerta per quanto concerne il piano industriale di Cevital, tuttora assai lacunoso. Ciò - si aggiungeva - ha implicazioni serissime, per il diritto al lavoro, e i diritti nel lavoro così come per la qualità della vita nel territorio (vedi: salario, salute, sicurezza, dignità, così come ambiente, reddito, coesione sociale e democratica)».
Si sollecitava anche la proroga del riconoscimento del contratto di solidarietà e di tutti gli ammortizzatori sociali utilizzabili in periodi di crisi per tutti i dipendenti Lucchini e dell’indotto fino alla piena ripresa produttiva.
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