Il Tirreno

Il sindaco Giuliani chiede risposte chiare a Cevital

Guido Fiorini
Issad Rebrab con Massimo Giuliani, sindaco di Piombino (foto Paolo Barlettani)
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Issad Rebrab con Massimo Giuliani, sindaco di Piombino (foto Paolo Barlettani)

"Dai sindacati proposte concrete, ci sono margini per trattare"

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PIOMBINO «Adesso ci aspettiamo risposte chiare dall’azienda. Dai sindacati hanno avuto delle proposte concrete, auspichiamo che vengano prese in considerazione»: il sindaco Massimo Giuliani venerdì 24 ha visto i rappresentanti delle organizzazioni che stanno trattando con Cevital. E ci sono spiragli per uscire dal “muro contro muro” che è nato sul numero delle riassunzioni. Senza farsi illusioni, ma i margini ci sono.

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«Una cosa è certa - dice ancora il primo cittadino -: il sindacato ha ritrovato partecipazione e unità. Le assemblee sono andate bene, pochi i voti contrari, c’è un ampio mandato. Dall’altra parte c’è un’azienda solida e seria che, com’è ovvio, deve fare i conti in modo corretto. Ma, al tempo stesso, deve ancora presentare un piano industriale dettagliato».

È chiaro che proprio tutto non si potrà ottenere. Questo lo sanno i sindacati e lo sa Massimo Giuliani. «Soprattutto per quanto riguarda la parte industriale legata all’acciaio hanno qualche problema a far quadrare i conti. Non ci dimentichiamo che hanno rilevato un’azienda che, per tanti motivi, andava male. Insomma, ogni anno perdeva un sacco di soldi. Loro, invece, come hanno fatto quando hanno acquisito aziende in Francia e Spagna, non vogliono partire con un periodo di “start up”, ma vogliono avere da subito i conti in equilibrio. In questo contesto considerano il costo del lavoro comprimibile, almeno in un primo periodo».

Giuliani ci tiene a sottolineare il comportamento serio e corretto di Cevital. «Leggo critiche ingenerose e timori senza fondamento. Cevital è azienda solida e, da tempo, sta pubblicizzando il proprio intervento su Piombino in tutto il mondo. Per un gruppo così dinamico la credibilità è una componente fondamentale, non possono rischiare di perderla. Insomma, stanno lavorando in modo serio. Sull’agroalimentare hanno idee chiarissime, del resto è il loro “core business”, lo stesso sulla logistica. Sull’acciaio hanno avuto bisogno di qualche tempo in più, ma ormai ci siamo. È chiaro che considerano primario l’equilibrio dei conti».

Il progetto, del resto, è a lunga scadenza, ci vorranno dai tre ai cinque anni. «Capisco perfettamente anche la posizione degli operai che rischiano di non rientrare subito e di tutto l’indotto. A loro servono risposte concrete nel breve periodo e stiamo lavorando per questo, nei prossimi giorni torneremo a vederci anche con il Governo. Certo se avessimo un piano industriale dettagliato, con un cronoprogramma preciso, sarebbe più semplice chiedere interventi, magari sugli ammortizzatori. Per gli anni a venire, invece, siamo più tranquilli, perché a regime il bilancio occupazionale sarà positivo rispetto alla partenza».

Un altro aspetto decisivo è l’energia. I costi a Piombino sono elevati e anche molto diversi da azienda ad azienda. «Sta ripartendo la trattativa con il Governo sull’energia. Vedo che c’è un tavolo in questo senso per Livorno, per cui qualcosa di simile andrà fatto anche per Piombino. E non solo per la ex Lucchini, ma anche per la Magona e la Dalmine che, finora, stanno pagando i megawatt cifre troppo elevate». @guifiorini 

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