Attenzione
I precari bocciano la riforma Renzi
Marco Mosci, come portavoce dei 200 insegnanti non stabilizzati della zona, spiega le incongruenze
PIOMBINO. Bocciatura senza appello da parte degli insegnanti sulla riforma della scuola targata Renzi. Sono soprattutto i precari ad opporsi a un’innovazione che mette a rischio migliaia di posti lavoro. La Buona Scuola sembra infatti interessare in tutta Italia almeno 70mila persone, 5mila solo in Toscana, con un’incidenza locale intorno a 200 precari in tutta la Val di Cornia e Isola d’Elba, circa 100 solo a Piombino. La questione è particolarmente spinosa, complicata e suscettibile di variazioni sulla base delle proteste già effettuate e di quelle in programma nei prossimi giorni, a partire dal doppio sciopero previsto in prima battuta il 24 aprile, organizzato dal solo Anief, e più largamente il 5 maggio (cinque le piazze coinvolte, Roma, Milano, Palermo, Cagliari e Bari) con la partecipazione di Cgil, Cisl e Uil e i sindacati autonomi Gilda-Unams e Snals-Confsal. Renzi, per cercare di arginare la protesta, ha annunciato l’invio di una lettera ai docenti con l’obiettivo di farli rinunciare allo sciopero. «Abbiamo deciso che se arriverà sotto forma di circolare la barreremo con una X per avvenuta lettura, mentre se ci verrà recapitata a casa la rimanderemo indietro». A parlare è Marco Mosci, consigliere comunale (Sinistra per Piombino), nonché insegnante precario da oltre dieci anni. «Tutto è partito da una sentenza della Corte europea – spiega Mosci, portavoce dei precari sul territorio – La dichiarazione prevede che dopo trentasei mesi come precario un docente debba essere assunto a tempo indeterminato. Peccato che Renzi abbia letto la sentenza al contrario, e per non rischiare di dover assumere precari li fa smettere di lavorare». In che modo? Cercando di semplificare al massimo, la riforma Renzi considera due categorie sulla base dell’abilitazione all’insegnamento: quella degli insegnanti abilitati tramite Ssis (scuole di specializzazione all'insegnamento secondario, chiuse definitivamente nel 2008-2009), e quella di coloro che hanno effettuato l’abilitazione dopo. «Renzi vuole eliminare quest’ultimi – afferma Mosci – Innanzitutto la questione delle assunzioni per i precari che hanno lavorato più di 36 mesi, una decisione che di fatto, cancella il contratto nazionale, aprendo la strada al secondo problema, alla possibilità per il dirigente scolastico di scegliere secondo propria volontà. Da settembre infatti non ci saranno più le graduatorie per i precari, e nei prossimi tre anni spariranno anche quelle per gli insegnanti di ruolo. Accadrà quindi che un preside sceglierà gli insegnanti all’interno di una lista, fatta di docenti di ruolo o vincitori di concorso, e non più sulla base del criterio oggettivo previsto dalle graduatorie». Mosci, 39 anni, docente precario da più di 10, ha raggiunto l’abilitazione l’anno scorso, «spendendo 2.500 euro – dice il consigliere comunale – che con quelli di mia moglie, anche lei insegnante precaria, fanno 5mila. Il tutto con due bimbe piccole e viaggi a Pisa per tre mesi». Un percorso che adesso rischia di rivelarsi inutile: «Peggio che inutile – sostiene Mosci, insegnante della scuola media, oggi a Piombino, dopo anni a giro per la Toscana – Pensiamo soltanto ai permessi studio richiesti dagli insegnanti che hanno così lasciato scoperte le classi».
Francesca Lenzi
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