Sicurezza
Troppi mezzi sul ponte a Val di Denari
PORTOFERRAIO. Il 23 aprile è scade il termine concesso dal comitato di Val di Denari al Comune per il ponte che minaccia di venir giù per il transito di mezzi pesanti. «Attendiamo proposte dai...
PORTOFERRAIO. Il 23 aprile è scade il termine concesso dal comitato di Val di Denari al Comune per il ponte che minaccia di venir giù per il transito di mezzi pesanti. «Attendiamo proposte dai pubblici amministratori – dicono i diretti interessati – per conoscere quali provvedimenti l’ufficio tecnico intende adottare, per garantire la viabilità dell’intera valle».
La decisione di mandare al sindaco la lettera con queste richieste al termine di un’assemblea dei cinquanta residenti della Val di Denari le cui abitazioni si trovano oltre il ponte che minaccia di non reggere più il traffico pesante. «Vogliamo ricordare agli amministratori – continuano gli abitanti della valle – che abbiamo costruito la strada consortile grazie alla fattiva partecipazione delle stessa amministrazione pubblica che ci assicurò il suo intervento e un finanziamento completo delle opere che saremmo andati incontro pari a circa il 50%. Da quel pontile, passa anche la condotta delle acque domestiche delle abitazioni oltre a raccogliere le acque piovane di temporali e acquazzoni». Tutto ha funzionato bene, fino a quando non è stata concessa da parte del Comune a una ditta privata (che fra l’altra avrebbe anche già venduto tre immobili) la possibilità di costruire altri appartamenti (circa una quindicina).
Dunque transito per la strada consortile e uso del ponte delle bitumiere dirette al cantiere. «Mezzi estremamente pesanti – considera sempre un abitante – che hanno messo a dura prova la stabilità del ponte». Ma i problemi non finiscono col ponte. «Ma prima di prevedere un nuovo insediamento abitativo di questa portata – sottolinea un altro residente – perché nel frattempo non si è provveduto a costruire una strada che fosse in grado di mettere in comunicazione le abitazioni con via Aldo Moro? Non solo – continua – A quanto mi risulta non è stato previsto alcun impianto di smaltimento di acque domestiche. Cosa vorranno fare i futuri residenti? Attaccarsi al nostro collettore? Ma – conclude – quando lo abbiamo progettato, era adatto per una cinquantina di nuove utenze, non certo per un’altra ventina di altri allacci». (l.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google