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Ex Lucchini: Cevital non si smuove. Riassunzione per 1860 su 2200

Cristiano Lozito
Operai all'interno dello stabilimento ex Lucchini (foto Cesare Bonifazi)
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Operai all'interno dello stabilimento ex Lucchini (foto Cesare Bonifazi)

Il sindacato: «Trattativa in salita». Lunedì due ore di discussione con i legali della società algerina. Giovedì mattina le assemblee in fabbrica, poi nel pomeriggio la ripresa del confronto

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PIOMBINO. Cevital non si smuove dalla cifra di 1860 lavoratori (su 2200) che ha più volte annunciato di voler riassumere: questa l’indiscrezione emersa dal primo incontro tra i sindacati e l’azienda sul futuro della ex Lucchini.

Al tavolo peraltro non c’erano né il presidente Issad Rebrab, né l’amministratore delegato Farid Tidjani, ma i rappresentanti dello studio legale che segue per Cevital la questione.

«La trattativa è in salita», è stato al termine delle due ore di confronto il laconico commento del segretario della Fiom Luciano Gabrielli, a nome delle tre sigle sindacali. Poche parole per la volontà del sindacato – in polemica con giornali e social – di spiegare direttamente la situazione ai lavoratori nella assemblee di giovedì 23. Nel pomeriggio dello stesso giorno poi la trattativa riprenderà.

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Prima di giovedì i sindacati attendono un’altra risposta importante dall’azienda, legata alla possibilità o meno di ricorrere ai contratti di solidarietà, e cioè con quanti lavoratori intende far ripartire l’attività dei laminatoi. Tutto ciò è legato alla capacità che il gruppo algerino dimostrerà nell’approvvigionamento dei semiprodotti.

Con Cevital ferma su quota 1860 al momento non è stato possibile affrontare gli altri temi fondamentali della trattativa, e cioè i nuovi accordi aziendali che dovranno sostituire quelli azzerati in via preliminare dalla società algerina. Accordi che comprendevano scatti, notturni, mensa, cassa mutua e trasporti, in pratica una parte importante del salario.

La difficoltà della trattativa è inoltre direttamente conseguente alla mancanza di alcuni pezzi importanti del Piano industriale, al momento ancorato all’impegno preso nei giorni scorsi al Mise a investire circa 300 milioni per due forni elettrici e per il revamping dei treni di laminazione. Per il resto il cronoprogramma annunciato resta quello noto: dopo la firma del contratto a fine maggio, via alle operazioni di smantellamento della vecchia area a caldo, per partire con l’impianto agroalimentare entro l’anno prossimo. Entro fine mese Cevital sarà di nuovo al Mise, che ha chiesto alla società algerina ulteriori approfondimenti sul piano industriale.
 

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