Sicurezza
«Piloti in corsa con la morte nel cuore»
Elio Niccolai, figura storica del Rallye Elba: il direttore della competizione ha solo rispettato le regole
PORTOFERRAIO. «Secondo le disposizioni nazionali le gare devono essere sospese solo in caso di incidenti gravi a tal punto da provocare un decesso immediato. Il direttore di gara, con la morte nel cuore, non ha fatto altro che attenersi ai regolamenti. Il primo pensiero era comunque quello di smettere e immagino che continuare sia stato veramente difficile».
Elio Niccolai, delegato Aci e storico promotore del Rally dell’Isola d’Elba, ha visto nascere e crescere le manifestazioni motoristiche dell’isola ed è totalmente affranto da ciò che è accaduto due giorni fa. Lui, quest’anno, non ha partecipato direttamente all’organizzazione della gara, ma ieri, a ventiquattr’ore dall’incidente che ha causato il ferimento di due spettatori, si è subito recato a Norsi per capire al meglio la dinamica del sinistro.
Niccolai, qual è il suo umore dopo quanto accaduto?
«È letteralmente sotto i tacchi. Questo è uno sport pericoloso e gli incidenti ci stanno. Noi cerchiamo di prevedere tutto, ma c’è sempre l’imponderabile. Quella di sabato è stata una fatalità».
Come è potuto succedere? «Una catena di eventi: c’è stato probabilmente un guasto meccanico, un cedimento strutturale, che ha portato l’auto di Spinetti fuori strada e contro queste pietre. Poi la sua macchina è volata in aria colpendo gli spettatori, che assistevano alla gara da una zona vietata. Il tutto era debitamente segnalato».
Le pietre colpite dall’auto di Spinetti rappresentavano un intralcio al regolare svolgimento della gara?
«Erano fuori strada e la carreggiata era completamente libera. Spinetti non è partito per primo, ma dopo diversi altri piloti. Alla base di tutto c’è stato il cedimento meccanico».
Come è possibile che gli spettatori si trovassero in una zona vietata?
«Non dovevano starci. La gente dovrebbe rispettare le disposizioni dell’organizzazione. Il pubblico deve imparare che questi sono sport pericolosi. Ma aldilà di tutto c’è la vita: prego il Signore perché queste due persone possano risolvere i propri problemi. Sono distrutto».
I due feriti li conosceva?
«No. Da me, in ufficio all’Aci di Portoferraio, viene tantissima gente. Magari li ho visti. Ho comunque portato una parola di affetto e vicinanza alle famiglie coinvolte. Queste sono cose che non dovrebbero accadere. In cinquant’anni non era mai successo niente di simile. Prego Dio per loro. Ma vorrei sottolineare una cosa.
Prego.
«Quando succedono certe tragedie si spara a zero sul rally. Ma statisticamente discipline come l’alpinismo o similari causano molti più decessi». (s.t.)
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