Gioco
Cevital, la parola al consiglio di fabbrica
Dalla Fiom il no a un mandato al buio ai tre segretari, domani si riuniscono i delegati per precisare i confini della trattativa
PIOMBINO. Il cronoprogramma delle trattative fissato da sindacati e Cevital nell’incontro preliminare di lunedì subisce uno slittamento immediato, almeno di un giorno: domani infatti (quando era previsto il primo confronto) si terrà un consiglio di fabbrica che si preannuncia particolarmente animato, nel quale le Rsu preciseranno il mandato da affidare alle segreterie di Fim, Fiom e Uilm nella trattativa con Issad Rebrab.
Un cambio di rotta che ha la sua genesi in una riunione di ieri mattina alla Fiom in cui, secondo varie fonti, si sono alzate voci di dissenso rispetto al fatto che i segretari di Fiom, Fim e Uilm andassero domani a una trattativa senza un mandato chiaro delle Rsu.
In sostanza varie situazioni facevano pensare che l’annuncio di una trattativa a oltranza già fissata per le giornate di giovedì e venerdì, fosse in realtà il presupposto di un accordo già in gran parte costruito e di cui però nessuno, se non i vertici del sindacato, conosceva il contenuto.
La decisione quindi è stata quella di convocare per domani il consiglio di fabbrica, riunione in cui dovranno essere tracciati i confini entro cui il sindacato potrà dare il suo ok a un accordo, peraltro vincolato a un successivo referendum tra i lavoratori.
Ma in fabbrica c’è anche chi non è d’accordo con questa soluzione, cioè con l’affidamento alle Rsu del compito di valutare i termini della trattativa e di fissare gli eventuali “punti di caduta”.
Un gruppo di lavoratori della Lucchini e dell’indotto che già alla vigilia dell’incontro del Mise aveva chiesto «riassunzione per tutti, no a liste nere, diritti e salari derivanti dalla contrattazione pregressa», ritiene insufficiente il ricorso al consiglio di fabbrica, e chiede che il mandato da affidare ai sindacati sia deciso in un’assemblea generale dei lavoratori, da riconvocare poi per discutere dei risultati della trattativa prima di prendere qualsiasi impegno con Cevital. Tale cioè, secondo la loro visione, da rendere il referendum un semplice prendere o lasciare.
Fim, Fiom e Uilm dal canto loro sono in cerca di un accordo in tempi rapidi, in considerazione del fatto che il 30 aprile scadranno i contratti di solidarietà. Un auspicio ovvio, ma difficile da realizzare, considerando che il piano industriale della Cevital è ancora da completare (il Mise su questo punto ha fissato un nuovo incontro alla fine del mese), e che il Gruppo algerino pare pronto a firmare il contratto definitivo non prima del 31 maggio.
Il sindacato punta quindi all’estensione della “solidarietà” oltre il mese di aprile, ma Cevital pare intenzionata a voler subentrare senza ammortizzatori sociali attivi, non volendo evidentemente portarsi dietro tutti i 2200 dipendenti.
Già questa premessa sembra rappresentare uno scoglio difficile da superare. Cevital ha sempre parlato di riassumere 1860 lavoratori, ma il sindacato anche venerdì scorso in piazza ha detto a chiare lettere di non voler fare un accordo che lasci fuori oltre 300 lavoratori. Del resto solo un mese fa, nell’incontro pubblico al Perticale, Luciano Gabrielli, segretario della Fiom, aveva usato parole chiare: «Lavoro per tutti gli ex dipendenti, mensa, cassa mutua e scatti, se no niente accordo». E anche venerdì scorso in piazza Gramsci, il tema di un accordo che riportasse in fabbrica tutti i lavoratori, ha caratterizzato gli interventi dei tre segretari dei metalmeccanici.
Oltre oltre alla questione del numero dei riassunti, resta il nodo dei contratti aziendali (i cui contenuti sono stati azzerati in via preliminare da Cevital) che non sembra di semplice e rapida soluzione. Anche su questo tema il consiglio di fabbrica di domani è chiamato a fissare i confini di un possibile accordo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google