La protesta
Cevital, il Piano all’esame del ministero dello Sviluppo
Giovedì l’incontro al Mise: i sindacati puntano ancora a un accordo entro fine mese. Algerini in cerca di un fornitore unico di semiprodotti, in fabbrica esponenti Jindal
PIOMBINO. Ultime ore di lavoro alla direzione Lucchini per preparare l’incontro di giovedì 9 a Roma al ministero dello Sviluppo economico: Farid Tidjani e un gruppo di collaboratori sono del resto impegnati da giorni a dare forma al Piano industriale che verrà presentato al viceministro Claudio De Vincenti.
Un appuntamento fondamentale per capire come il gruppo algerino del presidente Issad Rebrab intende affrontare le complesse questioni che sovrintendono ai tre progetti Cevital, che la nuova impostazione (di fatto quella originaria dopo aver visto tramontare l’ipotesi dell’altoforno) ora mette in quest’ordine dal punto di vista della tempistica: impianto agroalimentare, polo logistico portuale, nuova acciaieria.
Il Piano industriale Cevital, corredato da quello finanziario, dovrà comunque tenere tutto insieme, partendo dalla base con cui la società algerina si è aggiudicata la gara con Jindal, e cioè la riassunzione di gran parte dei dipendenti ex Lucchini (1.860 per Cevital, 2200 per i sindacati), con la previsione di far marciare a gran ritmo i laminatoi dando vita contestualmente alla bonifica della vecchia acciaieria (comprendente quindi anche altoforno, cokeria, gasometro) per realizzare in quest’area nel giro di 6-8 mesi – secondo le previsioni di Cevital – il capannone per l’agroalimentare, e al piano per la base logistica portuale.
Ma i nodi non mancano: le valutazioni che hanno portato Cevital a cambiare il piano originario e poi a farvi ritorno hanno portato la questione al limite per quanto riguarda il mantenimento dei contratti di solidarietà, che sono in scadenza il 30 aprile. Da parte sindacale, dopo la doccia fredda della bocciatura dell’Afo, si punta tutto su un accordo in tempi brevi, prima della scadenza della “solidarietà”, con una trattativa (il via lunedì 13) che avrà solo un paio di settimane di tempo per raggiungere i risultati voluti.
Tutto ciò naturalmente basandosi sulla fiducia nel fatto che il Piano passi il vaglio del Mise. Su questo aspetto, visto che naturalmente in questi giorni ci sono stati contatti informali con Cevital, fonti sindacali esprimono la convinzione che non ci saranno altri ritardi.
Se dunque arriverà l’ok del Mise, ci sarà una lotta contro il tempo per arrivare a un’intesa complicata non solo sui numeri dei riassunti, ma anche sulle condizioni contrattuali, visto che preliminarmente Cevital ha azzerato i vecchi accordi aziendali, un fatto che di per sé per molti lavoratori significherebbe salari ridotti e condizioni generali sfavorevoli, trattandosi di temi quali integrativi, premi produzione, notturni, anzianità, mensa, trasporto.
Il gruppo algerino ha sempre sostenuto di essere disponibile a trattare, il sindacato è convinto di poter fare un accordo positivo anche in tempi brevi, ma il tempo che passa e i cambiamenti in corso hanno fatto crescere tra i lavoratori il clima di malcontento e preoccupazione.
Inoltre c’è da capire come Cevital intenda risolvere una delle questioni che, anche in presenza di un accordo entro il 30 aprile, resta fondamentale per il mantenimento dei contratti di solidarietà, e cioè il funzionamento dei laminatoi a pieno ritmo: rifornirsi di blumi e soprattutto di billette però si sta rivelando difficile e costoso, servirebbe dunque un accordo commerciale con un’azienda disponibile a una fornitura per i due anni necessari alla partenza dei forni elettrici.
Su questo Cevital sta lavorando, e a molti non è sfuggita la possibile correlazione tra le sue necessità e la presenza in azienda in questi giorni di esponenti della Jsw di Sajjan Jindal.
Giovedì pomeriggio dunque incontro al Mise tra i rappresentanti delle istituzioni e il viceministro De Vincenti, al termine la riunione sarà allargata ai sindacati. Poi venerdì 10 alle 16 assemblea pubblica in piazza Gramsci.
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