Il Tirreno

«Cevital deve riprendere tutti i lavoratori»

Operai Lucchini al lavoro
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Operai Lucchini al lavoro

Piombino, un gruppo di operai si rivolge al sindacato: il 9 vogliamo un progetto, non un piano industriale qualsiasi

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PIOMBINO. «Siamo preoccupati per i vari cambi di progetto, contraddittori, presentati da Cevital. Chiediamo a sindacati e istituzioni che nell’incontro del 9 aprile rivendichino, non già un qualsiasi piano industriale, bensì un moderno progetto per i prossimi decenni». E’ questa la prima richiesta di un gruppo formato da una ventina di lavoratori (tra loro dipendenti Lucchini ma anche dell’indotto) che non accettano «la prima prospettiva minimale di due anni, quelli coperti dalla misteriosa fidejussione, ma investimenti che garantiscano una produzione di qualità, rispetto ambientale, salute e sicurezza. Questo rimane l’oggetto della vertenza Piombino». Nell’immediato la richiesta a sindacati e istituzioni per l’incontro al Mise è quella «di rivendicare la riassunzione di tutti i lavoratori diretti e la certezza del reimpiego in tempi brevissimi per i lavoratori dell’indotto. Non potrà essere accettata nessuna “lista nera” né lavoratori che restino senza nessuna sistemazione immediata». ma l’obiettivo per loro deve essere anche che i lavoratori rientrino «con i diritti e i salari derivanti anche dalla contrattazione aziendale pregressa. Va fatta chiarezza sul Tfr che appartiene ai lavoratori e deve tornare nella loro piena disponibilità, sia il Tfr al passivo, sia il Tfr maturato dal 2007 a oggi da pagare al momento del passaggio dei lavoratori al cessionario».

Quindi secondo questo gruppo di lavoratori è prioritario «riconquistare gli ammortizzatori sociali per tutti, in particolare prolungando i contratti di solidarietà per i dipendenti diretti come per gli altri. Solo con nuovi contratti di solidarietà si potrà fronteggiare il dramma sociale. Per questo è fondamentale garantire la continuità produttiva, assicurando l’acquisto dei semiprodotti per la laminazione: bisogna garantire che tutti gli ex dipendenti Lucchini vengano assunti e che subito tutti tornino al lavoro, al limite ruotando con i contratti di solidarietà. Si tratta di impedire che alcuni (o molti) vengano messi in cassa integrazione per un periodo più o meno lungo». Per loro i lavoratori dell’indotto «hanno pari dignità: la soluzione deve essere unica e contemplare da subito una risposta soddisfacente anche per loro. Il loro reimpiego nelle bonifiche implica che la necessaria formazione decolli subito. Va applicata la clausola sociale secondo cui chi subentra in un appalto ne assume gli addetti senza manomettere salari e diritti».

Se il 9 aprile non ci sarà «una svolta vera e verificabile - da valutare in una nuova assemblea generale tutti insieme - bisognerà intraprendere un’energica mobilitazione locale con collegamenti nazionali e chiamare in causa la Confederazione europea dei sindacati. Se Cevital non mostrerà finalmente serietà d’intenti, va rimessa nel conto la riacquisizione da parte dello Stato della ex Lucchini», come è accaduto per l’Ilva di Taranto. Infine il gruppo ribadisce la richiesta «di non giungere al referendum finale nella forma del prendere o lasciare senza alternative, perché equivarrebbe a un ricatto», ricordando anche «l’impegno che il sindaco di Piombino si è assunto nell’assemblea del Perticale, cioè di organizzare, prima di assumere qualsiasi posizione sul futuro piano industriale, una seduta congiunta e in forma aperta, dei consigli comunali della Val di Cornia».

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