Il Tirreno

la polemica

«Questa giunta ha perso 9 mesi»

Cambiare in Comune: dall’amministrazione una politica casareccia

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PORTOFERRAIO. Sopralluogo all’asilo di San Giovanni il 16 marzo. «Quattordici giorni sono sufficienti per richiedere i pareri di regolarità contabile come prevede la legge. Perché non sono stati presentati?». È la domanda che i componenti della lista civica Cambiare in Comune pongono al sindaco Mario Ferrari, in seguito al consiglio comunale di lunedì scorso.

«Non sarà perché il dirigente Michele Pinzuti, nonché segretario comunale, che doveva emettere il parere di regolarità contabile e ricopre questo incarico ad interim da ormai 5 mesi, non è legittimato ad emetterlo? – chiedono da Cambiare in Comune – i pareri contabili devono anticipare le discussioni politiche e questo lo prevede la legge, non di certo la minoranza».

La lista civica definisce «paradossale» l’invito ad occuparsi di politica, invece che di aspetti tecnici, rivolto alla minoranza da parte del sindaco Ferrari. «Forse bisogna ricordargli che in questi dieci mesi di mandato, il nostro consigliere Del Torto, ha presentato diversi progetti di natura politica, elaborati con tutto il gruppo, ma che come sempre sono stati accantonati, considerati privi di interesse da parte della giunta o peggio ancora bocciati – spiegano da Cambiare in Comune – dalla sanità, al diritto allo studio, fino al diritto allo studio e alla sicurezza stradale».

«Da questa amministrazione che tanto si loda – attaccano da Cambiare in Comune – sono stati persi nove mesi, per un progetto fallimentare sulla sanità, per poi rendersi conto che la soluzione più adeguata per la nostra isola era quella di tutelare il nostro ospedale. Da semplici cittadini stanchi di questa politica casereccia, ci sembra inammissibile che, durante un consiglio comunale, convocato dopo 3 mesi di silenzio e di pochi fatti (visto che sembra che in 11 mesi abbiate fatto chissà cosa), il sindaco, il vice sindaco ed il segretario comunale, abbandonino la sala consiliare proprio nel momento in cui si sarebbe dovuto discutere di atti importanti legati alle loro scelte politiche, lasciando basiti e sconcertati anche alcuni membri della maggioranza e lo stesso Presidente del Consiglio».

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