Il dolore
Tensione alla 3Emme, difficile soluzione
PIOMBINO. Tensione ieri mattina all’assemblea dei lavoratori 3Emme che, ancora in attesa di 4 mesi arretrati di cassa integrazione, il 5 aprile vedranno comunque scadere il diritto alla cig. Nell’inco...
PIOMBINO. Tensione ieri mattina all’assemblea dei lavoratori 3Emme che, ancora in attesa di 4 mesi arretrati di cassa integrazione, il 5 aprile vedranno comunque scadere il diritto alla cig. Nell’incontro con i segretari di Fim, Fiom e Uilm hanno espresso tutta la loro rabbia per una situazione gravissima che, con la fine delle prospettive di ripartenza dell’altoforno, azzera le loro possibilità di un rientro in fabbrica.
Sono 60 i lavoratori 3Emme, gente che per anni ha fatto un lavoro durissimo nella manutenzione dell’altoforno, e che ora vede sparire ogni opportunità. «E’ colpa del governo, che fa finta di fare riforme, e se ne frega delle cose che contano, il lavoro per uno stipendio giusto, la sanità», dice uno di loro. «E’ anche una questione di dignità - sostiene un altro operaio _ qui ci pigliano per il culo da mesi. Ora basta, non se ne può più, domani se non succede qualcosa occupiamo la strada».
Oggi è previsto un incontro con un rappresentante della 3Emme, da cui si attende un’azione in grado di restituire il dovuto ai lavoratori e di sbloccare alcuni pagamenti che la Lucchini (circa 180mila euro, di cui una parte potrebbe andare ai lavoratori) ha coingelato per la mancata presentazione da parte della 3Emme del Durc, il modello utile a verificare il corretto versamento dei contributi.
Il problema più in generale, anche se arrivassero questi soldi, è quello della mancanza di una prospettiva, quanto meno a breve scadenza. «Ho sempre lavorato in una fabbrica - dice un operaio - e non ci sto ad andare con una scopa in mano da qualche parte a fare non si sa cosa». Il riferimento è alle bonifiche, che nessuno ha ancora ben chiaro come verranno effettuate, sia quelle finanziate dal ministero dell’Ambiente con 50 milioni, che quelle ben più impegnative per liberare l’area dell'altoforno, cokeria e vecchia acciaieria, alla base del progetto di Cevital teso a realizzare in 6-8 mesi l'impianto agroalimentare.
Il fatto è che questi lavoratori, con un’unica specializzazione, in ogni caso avranno bisogno di formazione. Ma è naturale che le bonifiche nell’immediato sono l’unica opportunità in tempi non troppo lunghi per dare qualche risposta all’indotto. Al governo e alla Cevital i sindacati chiedono un accordo per il quale lavoratori e imprese locali dell’indotto abbiano la precedenza per svolgere tutti i lavori collegati alle bonifiche e alle attività connesse all'Accordo di programma.(cloz)
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