Sicurezza
Ex Lucchini, ora serve un aiuto all’indotto
Addio all’Afo, e per molte imprese va a esaurirsi la cassa integrazione. Sindacati al Mise per parlare di ammortizzatori sociali
PIOMBINO. L’ultimo cambio di rotta di Cevital annunciato sabato al convegno del Phalesia, l’addio al progetto dell’altoforno, come primo risultato sposta il centro dell’attenzione sulla questione degli ammortizzatori sociali. Perché, se come s’immagina la firma del contratto definitivo slitterà alla fine di maggio, il 30 aprile arriverà lo stop alla solidarietà per i dipendenti ex Lucchini, con la cassa integrazione per 2200 lavoratori.
Ma è ovvio che questa, sempre se la firma non subirà ritardi più importanti, sarà una situazione di breve durata, in attesa della riassunzione dei lavoratori (ripartendo nella trattativa dalla quota indicata da Cevital, e cioè 1860).
Il problema più serio, dunque, è quello dei circa 1500 lavoratori dell’indotto. E delle loro imprese, che speravano nel ritorno in marcia dell’altoforno, considerata fino a venerdì decisamente più di una possibilità, per riprendere l’attività in un tempo ragionevole, cioè i 5-6 mesi indicati da Cevital.
Ora che quella prospettiva è sfumata, per loro la situazione si fa molto più grave. Anche perché la cassa integrazione è in scadenza in molte realtà: 3Emme (60 lavoratori) il 5 aprile, Harsco e Pmi (complessivamente una cinquantina) il 30 maggio, Cmt (25 operai) il 30 agosto, data dopo la quale come in un domino lo stop alla cig toccherà molte altre realtà. Da lì in poi per molti ci sarebbe solo il nuovo sussidio universale Naspi, che sostituirà la vecchia “disoccupazione”.
Stamattina alle 9 è fissata l’assemblea della 3Emme, poi nel pomeriggio i segretari di Fim, Fiom e Uilm saranno a Roma dal viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, presenti anche funzionari del ministero del Lavoro. A Roma si parlerà espressamente di ammortizzatori sociali, e di come l’Accordo di programma può favorire il reintegro dei lavoratori rimasti fuori dal comparto siderurgico. In realtà esistono già meccanismi premianti per le imprese che decideranno di assumere lavoratori con queste caratteristiche, ma visto il loro numero servirà qualcosa in più. In questo senso i sindacati chiederanno che il Governo faccia di tutto per accelerare le operazioni, a partire dalla firma del contratto con Cevital, e proseguendo con gli atti necessari a dare il via alle bonifiche. Un’occasione ravvicinata può essere quelle dell’impianto agroalimentare, che Cevital ritiene possa essere avviato in 6-8 mesi: «Quando partirà questo progetto – dice il segretario del Pd, Valerio Fabiani – credo che i lavoratori dell’indotto dovranno essere i primi a essere coinvolti». Tema che farà parte della trattativa azienda-sindacati, il cui inizio è già fissato per il 13 aprile.
Peraltro il cambio di prospettiva deciso da Cevital viene definito da Fabiani «una buona notizia, perché finalmente si mette un punto ma soprattutto perché si torna all’impostazione iniziale, che ci convince sia dal punto di vista dei riflessi sull’ambiente che da quello della prospettiva economica e commerciale, uscendo dalle rigidità imposte dall’altoforno, oltre tutto aprendo concretamente alla diversificazione».
Per Fabiani «ora Cevital deve far presto col Piano industriale, subito dopo chiediamo che il Governo ci sostenga nel dare concretezza agli impegni previsti dall’Accordo di programma, in particolare pensando alla necessità di ricollocare i lavoratori dell’indotto».
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