La manifestazione
Droga, chiuso un giro di eroina e hashish
Indagine della finanza, il gip ha disposto una serie di misure cautelari. Due persone in carcere, quattro ai domiciliari, per tre l’obbligo di firma
PIOMBINO. Le dosi di eroina erano “vitamine”, “pasticche”, “pacchetti”, la quantità indicata in minuti. Il metadone era “acqua”, “sciroppo”, “antigelo”. Oppure una era il rhum e l’altra era la sambuca. “Carta igienica” e “scottex” indicavano la stagnola per fumare eroina. Il “ghiaccio sulla strada” infine significava che c’era qualche pattuglia di carabinieri e allora era meglio cambiare percorso.
Parlavano in codice ma non sapevano di essere intercettati. E a complicarsi la vita ci hanno pensato anche alcuni di loro, da soli, accusandosi l’un l’altro per vendetta o semplicemente per business. E’ quanto emerge dalle oltre settanta pagine dell’ordinanza firmata il 17 marzo dal giudice delle indagini preliminari Beatrice Dani nei confronti di quindici persone, accusate a vario titolo e con diversi gradi di responsabilità di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Gianfranco Petralia e cominciata alla fine del 2013, è stata condotta dalla guardia di finanza.
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Dieci le persone destinatarie di una misura cautelare. Per tre di esse il gip ha ordinato il trasferimento in carcere. Si tratta di Walid Fancha e Mohamed Mansouri, entrambi tunisini di 32 anni; e di Othmane Guesmi detto Bassem, tunisino di 29 anni. Quest’ultimo, ufficialmente domiciliato a Follonica, sarebbe l’unico a non essere stato ancora trovato. A quanto pare lo starebbero cercando a Palermo.
Ai domiciliari sono finiti Alessio Bezzini (38), Alessandro De Persis (49), Alessandro Munaò (40) e Giulia Florita (25).
Disposto soltanto l’obbligo della firma alla polizia giudiziaria per Marco Falchi (39), Vera Zaninello (30) e per Jawer Abdelkader (26, tunisino residente a Follonica).
La gradazione delle misure rispecchia il livello di coinvolgimento dei protagonisti, secondo la ricostruzione degli investigatori. Fancha, Guesmi e Mansouri vengono indicati come quelli che, con un’efficace capacità organizzativa, svolgevano sistematicamente attività di spaccio e soprattutto rifornivano gli altri pusher. Ben radicati sul territorio, un numero imprecisato di schede cellulari, precedenti specifici alcuni dei quali collezionati sotto altro nome, per loro il giudice parla di «particolare pericolosità sociale». Fra i tre, Guesmi viene considerato quello di più alto profilo tanto che a lui, per alcuni rifornimenti, si sarebbe rivolto lo stesso Fancha.
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Su un gradino leggermente più basso vengono collocati Bezzini e De Persis, anche loro gravati da precedenti specifici, e che secondo le indagini si erano creati una rete di clienti stabili; quindi la coppia Munaò-Florita per la quale il gip parla di un successivo salto di qualità compiuto nel momento in cui i due sarebbero passati al giro di metadone e soprattutto al cambio di fornitore.
Avrebbero avuto ruoli minori gli altri tre: Falchi, Abdelkader e la Zaninello, compagna di Fancha.
Come spesso avviene nelle indagini sullo spaccio, anche questa partì dalla base: ovvero da uno dei clienti di questa rete, un tossicodipendente trovato dalla guardia di finanza con un grammo di eroina. Fu lui a fare i primi due nomi, quelli di Bezzini e De Persis. Da lì cominciarono le intercettazioni telefoniche, quelle ambientali, i primi sequestri di eroina, hashish, Lsd, gli interventi dei cani antidroga. Nel corso dell’inchiesta altri tossicodipendenti parlarono. Alla fine è stato ricostruito il giro di clienti e fornitori.
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