Il Tirreno

Cevital: "No all'altoforno, torniamo al piano originale"

Cristiano Lozito
Tidjani annuncia la rinuncia all'altoforno (foto PaBar)
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Tidjani annuncia la rinuncia all'altoforno (foto PaBar)

Tidjani: "Con le nostre attività, acciaieria, logistica e agroindustriale, in tre anni riassumeremo tutti i dipendenti e 1500 lavoratori in più". Valutazione positiva dalla Cgil

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PIOMBINO. Il colpo di scena arriva intorno alle 12 quando Farid Tidjani, amministratore delegato di Cevital, fa l'annuncio, lasciando di sasso la platea: "Torniamo al piano originale, due forni elettrici a Ischia di Crociano. Bonificheremo la zona dell'altoforno  e dell'acciaieria, e in 6-8 mesi partiremo con l'agroindustriale".

È una notizia che nessuno conosceva, salvo il commissario straordinario della Lucchini, Piero Nardi.

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Per tutti gli altri protagonisti, anche quelli che venerdì avevano partecipato all'incontro in autorità portuale per trovare gli spazi che Cevital chiedeva per le navi di coke, definito fondamentale e chiuso con una soluzione positiva ancora legata alla ripartenza dell'Afo,  la notizia è arrivata assolutamente a sorpresa, come ha confermato lo stesso commissario dell'Autorita portuale, Luciano Guerrieri.

È stata una riunione durata fino a notte fonda tra il patron Issad Rebrab e il suo braccio destro, Farid TIdjani, a far virare la decisione finale verso il ritorno al piano con cui Cevital si era presentata a Piombino.

Decisione sulla quale peraltro TIdjani aveva sempre puntato, ma che nell'ultimo mese sembrava definitivamente  messa in cassetto in favore della ripartenza dell'altoforno. "Abbiamo studiato l'ipotesi Afo - ha spiegato Tidjani - e abbiamo fatto tutte le velutazioni, quella  piu positiva era il basso prezzo del minerale, ma ci siamo chiesti, durerá? La risposta è stata che c'erano troppe incognite".

"Al sindacato voglio dire - ha proseguito TIdjani - che capisco come la soluzione Afo fosse nell'immediato più favorevole per l'occupazione - ha detto TIdjani - ma posso assicurare che con le nostre attività, acciaieria, logistica e agroindustriale, in tre anni riassumeremo tutti i dipendenti e 1500 lavoratori in più"

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Tidjani, che aveva risposto seccamente alle parole distensive del presidente di federacciai, Antonio Gozzi ("le ragioni delle mie preoccupazioni a un investimento nei forni elettrici era legata al rischio di disequilibrio del mercato per la carenza di rottame"), sostenendo che "sul mercato non ci sono posizioni acquisite, il mercato del rottame è di tutti e gli operai di Piombino hanno diritto a lavorare come gli altri", ha aperto però alla proposta di Gozzi, di un impianto di preridotto a Piombino, "salvo che non ci siano problemi ambientali".

Tidjani, poi ha minimizzato i problemi di approvvigionamento dei semi prodotti, che sembravano al contrario aver spinto verso la soluzione dell'Afo: "stiamo facendo acquisti in Italia e all'estero, su questo fronte non ci sono problemi"

Al convegno al Phalesia (“Acciaio, nuove sfide”) ci sono tutti i protagonisti della vicenda Lucchini e i maggiori esperti del settore: Issad Rebrab, Piero Nardi, Massimo Giuliani, Luciano Guerrieri, il professor Carlo Mapelli (docente al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione italiana di metallurgia, che insieme a Siderweb ha collaborato col Comune all’organizzazione del convegno), Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, la sottosegretaria all’Ambiente, Silvia Velo, Emanuele Morandi, presidente di Siderweb e il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti.

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LA CGIL "Valutazione positiva"

Maurizio Strazzullo, segretario della Cgil, presente al convegno commenta “Finalmente abbiamo chiarezza sul futuro industriale del polo siderurgico di Piombino: la siderurgia si farà ma con 2 forni elettrici e inoltre ci saranno investimenti su agroindustria e logistica. Vigileremo sul rispetto dei tempi di smantellamento, bonifiche, le prime a partire e che dovranno garantire un immediato recupero di posti di lavoro,  e realizzazione delle attività”. 
 
Riguardo il nuovo cambio di rotta di Cevital, la CGIL auspica che sia l’ultimo e che, finalmente, all’incontro del 9 aprile al MISE si concluda il percorso del piano industriale.
 
“Da parte nostra – prosegue Strazzullo - abbiamo guardato con attenzione aĺla valutazione di Cevital di riaccendere l'alto forno, in quanto avrebbe consentito il riavvio della produzione e il reimpiego dei lavoratori, di Lucchini e indotto, in tempi più rapidi. Ci auguriamo che ora siano state fatte tutte le valutazioni del caso e questa sia la strategia definitiva”.
 
Intanto lunedì i sindacati saranno al MISE “Chiederemo al Governo  di accompagnare al reimpiego tutti i lavoratori con ammortizzatori e formazione – chiarisce il segretario generale della CGIL di Livorno – il MISE ha annunciato anche un passaggio con il Ministero del Lavoro per capire quali strumenti utilizzare”
 
“Non possiamo che valutare positivamente quanto deciso oggi da Cevital, se verrà confermato – conclude Strazzullo – in quanto, oltre a  prevedere una diversificazione produttiva ecosostenibile per il territorio, è una risposta importante per la difesa e la creazione di posti di lavoro. Naturalmente vigileremo affinché si concretizzi”. 
 

 

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