Gioco
Cevital: "No all'altoforno, torniamo al piano originale"
Tidjani: "Con le nostre attività, acciaieria, logistica e agroindustriale, in tre anni riassumeremo tutti i dipendenti e 1500 lavoratori in più". Valutazione positiva dalla Cgil
PIOMBINO. Il colpo di scena arriva intorno alle 12 quando Farid Tidjani, amministratore delegato di Cevital, fa l'annuncio, lasciando di sasso la platea: "Torniamo al piano originale, due forni elettrici a Ischia di Crociano. Bonificheremo la zona dell'altoforno e dell'acciaieria, e in 6-8 mesi partiremo con l'agroindustriale".
È una notizia che nessuno conosceva, salvo il commissario straordinario della Lucchini, Piero Nardi.
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Per tutti gli altri protagonisti, anche quelli che venerdì avevano partecipato all'incontro in autorità portuale per trovare gli spazi che Cevital chiedeva per le navi di coke, definito fondamentale e chiuso con una soluzione positiva ancora legata alla ripartenza dell'Afo, la notizia è arrivata assolutamente a sorpresa, come ha confermato lo stesso commissario dell'Autorita portuale, Luciano Guerrieri.
È stata una riunione durata fino a notte fonda tra il patron Issad Rebrab e il suo braccio destro, Farid TIdjani, a far virare la decisione finale verso il ritorno al piano con cui Cevital si era presentata a Piombino.
Decisione sulla quale peraltro TIdjani aveva sempre puntato, ma che nell'ultimo mese sembrava definitivamente messa in cassetto in favore della ripartenza dell'altoforno. "Abbiamo studiato l'ipotesi Afo - ha spiegato Tidjani - e abbiamo fatto tutte le velutazioni, quella piu positiva era il basso prezzo del minerale, ma ci siamo chiesti, durerá? La risposta è stata che c'erano troppe incognite".
"Al sindacato voglio dire - ha proseguito TIdjani - che capisco come la soluzione Afo fosse nell'immediato più favorevole per l'occupazione - ha detto TIdjani - ma posso assicurare che con le nostre attività, acciaieria, logistica e agroindustriale, in tre anni riassumeremo tutti i dipendenti e 1500 lavoratori in più"
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Tidjani, che aveva risposto seccamente alle parole distensive del presidente di federacciai, Antonio Gozzi ("le ragioni delle mie preoccupazioni a un investimento nei forni elettrici era legata al rischio di disequilibrio del mercato per la carenza di rottame"), sostenendo che "sul mercato non ci sono posizioni acquisite, il mercato del rottame è di tutti e gli operai di Piombino hanno diritto a lavorare come gli altri", ha aperto però alla proposta di Gozzi, di un impianto di preridotto a Piombino, "salvo che non ci siano problemi ambientali".
Tidjani, poi ha minimizzato i problemi di approvvigionamento dei semi prodotti, che sembravano al contrario aver spinto verso la soluzione dell'Afo: "stiamo facendo acquisti in Italia e all'estero, su questo fronte non ci sono problemi"
Al convegno al Phalesia (“Acciaio, nuove sfide”) ci sono tutti i protagonisti della vicenda Lucchini e i maggiori esperti del settore: Issad Rebrab, Piero Nardi, Massimo Giuliani, Luciano Guerrieri, il professor Carlo Mapelli (docente al Politecnico di Milano e presidente dell’Associazione italiana di metallurgia, che insieme a Siderweb ha collaborato col Comune all’organizzazione del convegno), Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, la sottosegretaria all’Ambiente, Silvia Velo, Emanuele Morandi, presidente di Siderweb e il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti.
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LA CGIL "Valutazione positiva"
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