Gioco
Rebrab vuole garanzie sulle autorizzazioni all’Afo
Anche il nodo delle concessioni marittime è particolarmente difficile da sciogliere I sindacati premono: solo la firma il 3 maggio può evitare la cassa integrazione
PIOMBINO. Primo incontro tra Issad Rebrab e i sindacati, dopo la sospensione del confronto decisa da Cevital per preparare nel massimo riserbo la riunione al ministero in cui il presidente della società algerina ha ufficializzato la volontà di rimettere in marcia l’altoforno.
Un confronto breve, quello di ieri in azienda, a cui hanno partecipato Fim, Fiom e Uilm, ma utile per fare il punto della situazione col patron di Cevital. Il quale ha ribadito la ferma volontà di far ripartire l’area a caldo con un progetto che a grandi linee è quello ormai noto: revamping di altoforno e acciaieria, demolizione della vecchia cokeria, lavori per la nuova acciaieria e forno elettrico alle spalle dell’Afo. Più in là nel tempo si passerà alla progettazione della nuova cokeria, sempre in Padule, sperimentando però intanto la possibilità di un approvvigionamento al 100 per cento del coke, in ogni caso obbligato per almeno un paio d’anni.
Un progetto che dovrà essere tradotto in un Piano industriale da consegnare il 9 aprile al ministero dello Sviluppo economico, nella prossima riunione convocata dal viceministro Claudio De Vincenti.
E’ quella l’ultima data utile perché ci sia ancora qualche possibilità che il 3 maggio arrivi la firma del contratto definitivo.
Fare più in fretta possibile è la richiesta rinnovata ieri dai sindacati, che hanno ormai alle porte (30 aprile) la scadenza dei contratti di solidarietà per gli ex dipendenti Lucchini, e devono far fronte a una situazione sempre più grave nelle aziende dell’indotto.
Il problema è che Rebrab per firmare il 3 maggio si attende che dal prossimo incontro al Mise arrivino garanzie su questioni decisamente complesse come quelle delle autorizzazioni ambientali, delle concessioni marittime, oltre ad altri aspetti legati alla questione del costo dell’energia e alla possibilità di ottenere decontribuzioni sulla scia dell’esempio Electrolux.
Nell’incontro tecnico di martedì al ministero dell’Ambiente in realtà sono arrivate importanti rassicurazioni sulla possibilità di riavviare l’altoforno, naturalmente a condizione di effettuare – sulla base di un progetto – quegli interventi in grado di contenere le emissioni nei limiti di legge. E in questo senso nessun’altra garanzia può arrivare a priori. Domani si riunirà il gruppo di lavoro misto (tecnici Lucchini e rappresentanti di enti locali ministeri), dedicato alle questioni infrastrutturali. Quindi, il 3 aprile, i due gruppi di lavoro (autorizzazioni ambientali e infrastrutture) si confronteranno per tirare le conclusioni in previsione della riunione del 9 aprile al Mise.
Molto delicato infine il tema delle concessioni marittime. Cevital, col nuovo progetto sull’area a caldo, chiede banchine e fondali profondi per le grandi navi che porteranno il materiale, nella zona che però di fatto (va ricordato che l’ipotesi Afo è emersa solo da poco più di 20 giorni) è già stata assegnata al polo di demolizioni e alla General Electric. C’è la possibilità di trovare una qualche compatibilità tra le varie esigenze in relazione ai tempi diversi di attuazione dei vari progetti? Pare molto difficile, ma come si vede tutti i vari intrecci sono particolarmente complicati.
Probabile che si provi a scioglierli prima di arrivare all’incontro del 9 aprile, magari già sabato, visto che al convegno del Phalesia saranno presenti tutti i protagonisti.
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