Il Tirreno

La Regione rimanda il Porto Cantieri

di Luca Centini
Il rendering di Porto Cantieri
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Il rendering di Porto Cantieri

Archiviata l’istanza di Via per le carenze nella documentazione prodotta da Esaom: dopo un anno e mezzo è tutto da rifare

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PORTOFERRAIO. «Non è possibile identificare un quadro ambientale e paesaggistico di riferimento certo, che permetta al momento di valutare compiutamente gli impatti ambientali e paesaggistici definitivi del progetto». Tutto da rifare, più semplicemente. E, visto che stiamo parlando del progetto che deve essere la chiave per la riqualificazione urbanistica della città e del suo fronte mare, ecco che quelle poche parole espresse in un burocratese stretto assumono una rilevanza particolare .

La giunta della Regione Toscana, con una delibera emessa il 23 marzo scorso, ha preso atto dell’archiviazione da parte della commissione tecnica regionale del procedimento di valutazione di impatto ambientale del Porto Cantieri. Stiamo parlando del progetto di riqualificazione del fronte mare di Portoferraio, presentato il 16 ottobre del 2013 dall’Ati Esaom-Cesa e illustrato pubblicamente alla cittadinanza il 29 ottobre del 2013. Posti barca, strutture produttive, turistiche, commerciali e residenziali a terra, aree a verde, parcheggi e strutture sportive. E, in generale, una maxi riqualificazione della fascia costiera più degradata della città, anche attraverso lo spostamento del deposito costiero di carburanti. Ma il percorso urbanistico, avviato nel corso della giunta Peria e andato avanti per un anno e mezzo in un ping pong tra Regione, impresa proponente, Comune e Provincia e altri enti interessati, si è inceppato con le delibera della giunta regionale, seguita a una conferenza interna della Regione Toscana, in cui è stata valutata una volta per tutte la completezza della documentazione prodotta.

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E adesso? Quanto fatto viene azzerato, anche se il progetto non viene scalfito. La Regione, infatti, ha dovuto archiviare l’istanza di Esaom Cesa dal momento che la documentazione completa non è arrivata entro i tempi tecnici previsti. All’associazione temporanea di imprese resta la sola possibilità di ripartire daccapo, presentando una nuova istanza. E, secondo quanto auspicato dall’impresa che ieri era presente in Regione, lo stop alla Via comporterà un ritardo procedurale di circa un anno.

Integrazioni carenti. È un percorso lunghissimo quello che ha portato la Regione a porre il veto su un progetto atteso da tutta la cittadinanza. All’atto hanno fatto seguito le osservazioni presentate dalle istituzioni e dagli interessati ma, soprattutto, le richieste di integrazione della documentazione prodotta da parte dei tecnici responsabili della Via regionale. Quella più significativa risale al 14 aprile del 2014, con la quale il settore Via ha chiesto integrazione della documentazione prodotta dalla proponente, con particolare riferimento alle carenze nella caratterizzazione dei sedimenti nell’area di fronte a viale Teseo Tesei, per la quale il progetto prevede un riempimento, al fine di produrre un avanzamento della linea di costa. Altra richiesta di integrazioni del settore Via, a cui se ne aggiunge una nuova il 23 settembre del 2014, riguarda la Provincia, chiamata a chiarire lo stato di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza del fosso della Madonnina, ancora non completati.

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Via rimandata. Questi sono solo alcuni degli aspetti che i tecnici della Regione hanno considerato fondamentali per la decisione assunta e per la continua richiesta di integrazioni che, evidentemente, non sono state considerate esaustive per dare l’ok alla procedura di Via. «Il proponente – si legge nella delibera approvata dalla giunta regionale – non ha ottemperato nel merito alla richiesta di chiarimenti e completamento della documentazione integrativa, con particolare riguardo agli impatti più critici del progetto. Di conseguenza non si procede all’ulteriore corso della valutazione di impatto ambientale».

I rilievi mossi dalla conferenza interna della Regione riguardano diversi aspetti del progetto: dal consumo di suolo «pur prevedendo la riconversione di volumi esistenti, propone un consistente incremento delle nuove edificazioni», agli aspetti relativi alla conformità del progetto rispetto ai canoni di sicurezza idraulica (Punta alla Rena resta classificata come zona a forte rischio idraulico), fino alla presenza nelle aree interessate dal progetto del vincolo paesaggistico e al tema ambientale, legato soprattutto alla caratterizzazione dei sedimenti.
 

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