Sicurezza
«Assediato dai cinghiali, sono il mio tormento»
Il racconto di Marcello Caselli, l’ultimo agricoltore di Val di Denari a Portoferraio «Arano più di un trattore, non è bastato recintare i campi. E i danni sono enormi»
PORTOEFERRAIO. «Arano più di un trattore i cinghiali. E i danni che fanno sono più ingenti, specie per le colture». Marcello Caselli, classe 1943, è forse l’ultimo agricoltore di Val di Denari, affezionato ai suoi campi, e alle sue piante. Ma è scoraggiato, a causa dei sistematici attacchi degli ungulati.
«Si spostano a gruppi – continua ancora Caselli – ma chi fa i maggiori guasti sono i maschi. Ce n’è uno che sembra un vitello. Quando poi sentono nel terreno i vermi o le lumachelle vanno in fibrillazione e non si fermano più. Rompono gli argini e vengono avanti come tanti carri armati». Marcello Caselli, operario specializzato della Provincia e oggi in pensione con la passione della coltivazione della terra, le ha provate di tutte per allontanarli dalla sua proprietà, ma i suoi campi sono troppo in alto in Val di Denari e, a un passo dalle sue colture, inizia la macchia che è il vero nascondiglio per questi animali selvatici. Il Parco, che da tempo ha predisposto un programma per tenere sotto controllo la popolazione dei cinghiali sul territorio elbano aveva dato in concessione all’agricoltore portoferraiese un chiusino, con poco successo per la verità. «Da quando me l’hanno dato – dice – ci sono finiti solo alcuni piccoli richiamati da alcune esce di pane che avevo messo all’interno».
È passato anche a recintare i campi, dove ci sono gli alberi da frutto, ma senza successo. Gli animali non si fermano davanti a niente, spinti dalla fame. «Non capiscono più niente – aggiunge ancora Caselli – e vanno avanti fino a quando non si sentono sazi». Ma il peggio, Marcello Caselli, l’ha vissuto a seguito di un incidente di cui è stato protagonista. Stava lavorando con il trattore lungo il pendio della collina, quando il mezzo si è capovolto, finendogli addosso. Per mesi è stato all'ospedale, lontano dalla sua terra. «Quando sono rientrato a Portoferraio – racconta – la strada che portava ai campi era completamente sparita. Gli argini erano stati lavorati dai cinghiali, poi l’acqua piovana aveva fatto il resto, causando smottamenti e frane che alla fine hanno ricoperto tutto».
Nonostante questo, Caselli lavora per riprendere gli scolmatori di acqua piovana lungo la strada vicinale che porta alle case di Val di Denari; libera i fossi dalla vegetazione e riporta la terra sugli argini nei punti più critici. Taglia i rami di sughere che rischiano di compromettere (se il vento li abbatte) le linee elettriche. Una lotta impari contro i cinghiali? «Temo – conclude con una punta di amarezza – che quando non ce la farò più io a mantenere pulito qui intorno, tutto si inselvatichisca e i cinghiali ce li troveremo alla porta di casa».
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