Il Tirreno

"Afo ok, ma con i lavori di adeguamento"

Cristiano Lozito
Il pontile della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)
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Il pontile della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)

Il ministero dell’Ambiente chiarisce a Cevital gli adempimenti necessari. E per il 9 aprile si attende il Piano industriale

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PIOMBINO. Nessun ostacolo pregiudiziale da parte del ministero dell’Ambiente alla ripartenza dell’Afo, una volta effettuati tutti gli adeguamenti necessari a garantire il rispetto della legge.

La sottosegretaria Silvia Velo definisce «positiva» la riunione di martedì mattina con i tecnici ex Lucchini, convocata per chiarire alla Cevital gli adempimenti necessari a dar corpo al progetto di Issad Rebrab, che punta alla ripartenza dell’altoforno e dell’area a caldo. Positiva perché ogni elemento è stato definito e ora Cevital ha tutti gli strumenti per fare le valutazioni necessarie alla redazione del Piano industriale, atteso per il 9 aprile alla riunione del Mise.

«L’Aia con cui operava la Lucchini – spiega Velo – consente l’accensione dell’Afo, a condizione che i lavori di ripristino dell’impianto siano in grado di mantenere i livelli delle emissioni nelle previsioni di legge». Molte le prescrizioni connesse a cui Cevital dovrà ottemperare, e molti saranno i controlli da parte dei vari enti coinvolti. Per quanto riguarda le aree circostanti l’Afo, l’adeguamento Aia previsto entro marzo 2016 avrà uno slittamento del tempo compreso tra lo stop di aprile 2014 e l’effettiva ripartenza.

Cevital dovrà avanzare la richiesta di riaccensione dell’Afo entro 60 giorni dalla ripartenza. Nell’incontro romano è stato chiarito anche che la società algerina, pur non essendo ancora formalmente proprietaria dello stabilimento, può già inoltrare la richiesta di Via (Valutazione d’impatto ambientale) per i nuovi impianti, che nel tempo verranno realizzati: nuova acciaieria, cokeria, e secondo alcune indiscrezioni anche un minimill, il treno di laminazione per coils, progettato e poi abortito ai tempi di Mordashov.

Al ministero dell’Ambiente dunque sono stati definiti tutti gli elementi che Cevital chiedeva di conoscere per andare avanti nel suo progetto che, come ormai è chiaro, non presenta alternative.

Naturalmente restano in piedi molti problemi tecnici, tra cui quelli legati alla logistica portuale, con Cevital che ha incassato con disappunto l’attribuzione di alcune aree a General Electric e polo di rottamazione, su cui aveva interesse. Il progetto nel suo complesso è titanico: la riattivazione dell’Afo e dell’acciaieria (dove sono necessari comunque interventi molto consistenti essendo considerato il reparto nelle peggiori condizioni) dovrebbe andare di pari passo con lo smantellamento della cokeria, e l’avvio dei lavori per la nuova acciaieria e del forno elettrico. La nuova cokeria al momento non verrebbe considerata una priorità, ma intanto resta il problema dello stoccaggio delle enormi quantità di coke che si renderà necessario far arrivare in porto. Tutti questi interventi fanno ritenere plausibile uno slittamento del progetto dell’impianto agroindustriale di un paio d’anni.

Se dunque il 9 aprile verrà formalizzato il Piano industriale, resta il dubbio se ci sarà il tempo necessario per l’accordo sindacale, necessario alla firma del contratto definitivo, fissato al 3 maggio dopo lo slittamento di un mese sulle precedenti previsioni.

Il sindacato pare ottimista che si possa, col massimo impegno da parte di tutti, raggiungere un’intesa entro la fine di aprile. Perché il 30 del mese prossimo scadono i contratti di solidarietà, e da lì in poi ci sarebbe solo cassa integrazione. Ma la trattativa non sarà semplice, pensando ai numeri dei riassunti (1860 secondo Cevital contro i 2200 Lucchini) e all’azzeramento dei vecchi accordi aziendali, che comporterebbero forti riduzioni in busta paga.
 

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