Sicurezza
Concordia a Genova, aperta un’indagine
Il porto di Voltri sarebbe stato inadeguato. Intercettati dirigenti della Regione Liguria: l’ipotesi è abuso d’ufficio
PIOMBINO. Il fascicolo per il momento è contro ignoti, ma l’oggetto è conosciutissimo: il relitto della Concordia. La Procura di Genova ha aperto un’indagine per abuso d'ufficio in relazione alla scelta del porto ligure per lo smantellamento della nave da crociera naufragata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. Il reato sarebbe stato commesso l’estate scorsa da alcuni dirigenti della Regione Liguria, nei giorni in cui il relitto era ancora conteso tra il porto genovese di Voltri e quello di Piombino.
L’inchiesta nasce dalla trasmissione, da parte della Procura di Savona, di una serie di intercettazioni eseguite dai carabinieri del Noe che indagavano (per disastro ambientale) sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Ascoltando al telefono alcuni funzionari della Regione Liguria, sarebbe emerso che la nave sarebbe stata portata a Genova nonostante i rischi in tema di tutela ambientale e di gestione dei rifiuti. In molti di questi colloqui si parlava di trasferire la nave (come poi è avvenuto) a Voltri e poi ai cantieri della “Riparazioni Navali”. Secondo i carabinieri del Noe sarebbero stati sottovalutati i rischi che un’operazione del genere avrebbe comportato in un porto privo di allestimenti adatti alle demolizioni, e non si sarebbe tenuto conto nemmeno dell’impossibilità di smaltire i rifiuti a Genova, una città ormai senza una discarica: quella di Scarpino era già quasi esaurita, sotto inchiesta e poco tempo dopo, a settembre, sarebbe stata chiusa.
A quanto pare, uno o più di quei dirigenti intercettati avrebbero detto che l’importante in quel momento era portare la nave a casa, cioè a Genova, a tutti i costi. Al resto si sarebbe pensato in un secondo momento. Conversazioni dalle quali, secondo i magistrati di Savona, nascono «preoccupazioni molto gravi, che meritano di essere vagliate attentamente».
Il braccio di ferro Genova-Piombino tenne banco per mesi sui giornali e sul web. Piombino sembrava la sede naturale, la più vicina, con un porto in ampliamento e in grado di ospitare il relitto. A un certo punto Genova fece irruzione sulla scena, sostenuta dalla stessa Costa Crociere (che vi ha sede così come Fincantieri, dove era stata costruita la nave), ma anche dal prefetto Franco Gabrielli, capo della protezione civile.
Era la sera del 30 giugno 2014 quando il Consiglio dei ministri decise che la Concordia dovesse essere portata a Genova. Il presidente della Regione Liguria ed ex ministro Claudio Burlando anticipò anche i lanci delle agenzie facendo capire di averlo saputo in anteprima la sera prima da Matteo Renzi, con un sms contenente una sola parola: “Genova”.
Così la nave in quattro giorni, nel luglio scorso, fu portata a Voltri. Ma non potè accedere ai cantieri per assenza di pescaggio. E cominciarono altri problemi.
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