Il Tirreno

Ora c’è un lago al posto del cemento

A due anni dalla distruzione della struttura l’acqua piovana circonda i cumuli di inerti e ferraglie

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PROCCHIO. Gli ambientalisti hanno ribattezzato l’area in modo piuttosto efficace. “Lago papera”, giusto per render l’idea del rischio alluvionale insito in un’area nella quale la follia del cemento voleva tirare su appartamenti, negozi, uffici e perfino garage nei piani seminterrati.

Dopo dodici anni dall’inizio dei lavori il centro servizi di Procchio, finito nella bufera giudiziaria di Elbopoli e demolito da oltre un anno, non è altro che un ammasso di inerti. Tre grossi cumuli di cemento sbriciolato campeggiano ai piedi della valle di Procchio. Una sorta di canyon dell’abbandono, nascosto (male) da una recinzione arancione. La stessa che circondava l’area di cantiere nel giorno del sequestro da parte della Finanza e della Forestale.

Dal marzo scorso, quando è stata completata la demolizione del mostro in cemento armato, l’area di cantiere è rimasta abbandonata a se stessa, in attesa di un avvio dei lavori di messa in sicurezza di cui, al momento, non si conoscono i tempi. Se, infatti, il primo lotto dei lavori (la sistemazione del fosso dalla provinciale fino al mare) dispone già di una progettazione esecutiva, per l’area dell’ecomostro non c’è ancora un progetto definito, né un piano attuativo che disegni l’assetto dell’area dopo la messa in sicurezza.

All’ingresso dell’area di cantiere, chiusa da un cancello, ci sono ancora dei grossi cilindri di cemento che avrebbero rafforzato le fondamenta del centro servizi. E, come a voler dimostrare la discutibile scelta urbanistica di allora, i cumuli di macerie sono circondati da un vero e proprio lago. La zona depressa e a forte rischio alluvionale ha infatti raccolto, come fosse un bacino, una grande quantità di acqua piovana. Non a caso la zona in questione è stata al centro dei due eventi alluvionali che hanno riguardato l’Elba, quello del 2002 e del 2011.

Per la messa in sicurezza del fosso di Vallegrande la Regione Toscana ha stanziato oltre cinque milioni di euro. Ma, una volta completato l’intervento, si dovrà chiarire quale sarà il destino della frazione, dal momento che l’impresa Giusti - che si è occupata della demolizione dell’ecomostro - detiene ancora i permessi a costruire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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