Sicurezza
Chiara Montanari e i suoi 90 giorni passati in Antartide
PIOMBINO. «La mia prima spedizione al “Polo Sud” è capitata nei quattro mesi che segnavano la fine del 2003 e l’inizio del 2004. Come membro di una missione “estiva”, tra novembre e febbraio, mi...
PIOMBINO. «La mia prima spedizione al “Polo Sud” è capitata nei quattro mesi che segnavano la fine del 2003 e l’inizio del 2004. Come membro di una missione “estiva”, tra novembre e febbraio, mi ritrovai catapultata sul plateau antartico, a 1200 chilometri della costa e 4000 metri di altitudine percepita». Inizia così “Cronache dai ghiacci. 90 giorni in Antartide”, libro edito da Mondadori e scritto dalla piombinese, nata a Pisa nel 1974, Chiara Montanari (nella foto), che verrà presentato domani alle 17,30 alla libreria Coop di via Gori a Piombino.
A curare l’incontro sarà la giornalista Francesca Lenzi, insieme all’autrice, laureata in ingegneria civile, con master in management, che in Antartide, prima italiana a capo di una spedizione, è già stata quattro volte. Ed è proprio la quarta volta nei ghiacci ad essere protagonista del libro di Montanari, che torna alla stazione Concordia, base di ricerca italo-francese, come responsabile della logistica. Tre mesi dell’estate australe, con il sole che non tramonta mai, tra tute e occhiali protettivi, stivali imbottiti, porte spesse 30 centimetri, la ricerca ostinata di un briciolo di privacy e un angolo di mondo terribile e allo stesso tempo meraviglioso. Una sorta di “male d’Antartide” che ogni volta afferra Chiara, ingegnere del Politecnico di Milano, città che nel 2014 le ha attribuito l’Ambrogino d’oro per l’impegno nell’innovazione e nella ricerca. «Dieci anni fa, la prima volta che ho assistito a questo spettacolo, mi sono sentita annullare in una contemplazione che si è portata via ogni altro pensiero – si legge in un passaggio del libro – Di fronte alla varietà delle forme e dei colori del ghiaccio, senza riuscire più a staccare gli occhi da quella visione, ho compreso per la prima volta le parole della protagonista del “Senso di Smilla per la neve”, che conosce almeno nove modi di indicare la neve». “Cronache dai ghiacci” è più di un diario di viaggio, che poi è la forma che ha. È una sorta di racconto interiore e intimo, condiviso con il lettore che non può fare a meno di sognare – anche lui – quello splendido angolo di mondo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google